Il lavoro sapiente sulle energie-esistenziali

śarīrāḥ; kośa,vāyu,nāḍi,cakra

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 Breve introduzione #1

śarīrāḥ; Kośa,Vāyu, Nāḍi, Cakra

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C’è qualcosa di più sottile rispetto al corpo fisico?

Come comprenderlo?

Lo scopo dell’insegnamento nello Yoga in Ascolto dei Principi-energetici è quello di conoscere e capire i Principi-energetici e le pratiche dell’Hatha-Yoga come uno strumento di preparazione e supporto per la mente del praticante alla disciplina rigorosa del Raja-Yoga o Asthanga-Yoga (Yoga Sutra di Patanjali) nell’indagine  e lo sviluppo degli stati della meditazione profonda.

I Maestri delle Tradizioni orientali da millenni hanno compreso il corpo umano in modo molto diverso da come noi lo intendiamo attualmente. Gli Yogi intuirono che l’esperienza della persona-fisica è costituita fondamentalmente da una rete-di-energia-di-fondo che è responsabile di tutte le attività del corpo, della mente e del respiro e fa da ponte tra il corpo-fisico e il corpo-sottile o corpo energetico. Misero a punto una anatomia dettagliata di Principi-energetici, precisa, simbolica e non fisiologica: non c’è nel corpo materiale, eppure ne facciamo esperienza, suddivisa in:

  • śarīrāḥ:  3 involucri energetici
  • Kośa:     5 involucri energetici compresi all’interno dei tre śarīrāḥ
  • Vāyu:    5 tipi  principali (su 10)
  • Nāḍi:     3 principali (Ida, Pingala, Susumna)
  • Cakra: secondo le scuole i principali sono individuati in: 5, 7, 8, 10, ecc…

śarīrāḥ; Kośa, Vāyu, Nāḍi, Cakra sono legati in una interdipendenza tra energia-sottile e grossolana che determina il nostro rapporto con il mondo, il nostro vivere quotidiano, il nostro domandarci o meno sul senso della vita attraverso stati:

  • agitati
  • sonnolenti
  • vigili
  • lucidi

In questi luoghi dellanatomia-sottile parlano tante voci, quando con la pratica si giunge alla capacità di mantenere la mente libera da queste voci, per un lungo periodo, allora si creano le condizioni appropriate per le energie-sottili.

Come ce ne accorgiamo?

Cosa accade nella mente e nel corpo?

A seguito dellintensità delle condizioni-appropriate nella mente si sperimenta grande calma e chiarezza, mentre il corpo assapora una grande-immobilità, da questo momento la pratica può prendere due direzioni:

  1. si resta in questo stato contemplandolo
  2. si orienta la propria pratica accedendo a dimensioni interiori più sottili e profonde come per esempio lindagine sul senso o non senso della vita, sulla vacuità o Śūnyatā.

Nelle varie Tradizioni e Dottrine come nel Buddhismo, Induismo, Giainismo, Taoismo, Yoga, Tantrismo ecc… vengono utilizzati termini diversi per indicare il corpo-sottile o energetico, queste differenze non sono contraddittorie rispecchiano modalità di pratiche diverse fra loro. La dinamica del lavoro che viene svolto attraverso varie tecniche è precisa e sapiente anche se ogni Tradizione ha le sue simbologie e varianti, ciò che è condiviso in tutte e particolarmente coltivato  è l’atteggiamento interiore del praticante che dovrà dimostrare: rispetto, devozione e abbandono.

Il corpo-sottile essenzialmente mostra la mappa del movimento dell’energia-esistenziale. Il fattore indispensabile perché questa pratica abbia effetto è il riconoscimento dei vari ambiti di cui è composta questa mappa, mantenendo la consapevolezza di come si muove nel corpo durante la pratica e nella nostra quotidianità, cioè essere consapevoli e mentalmente presenti quando si attiva il nostro sentire/patire, riconoscendone e decodificandone il linguaggio, imparando a distinguere il sentire psicologico/emotivo da un sentire che ha in sé la traccia di un significato esistenziale, in questo modo ne avremo esperienza  in carne e ossa e non si tratterà di fughe mentali o di andare in chissà quali altre dimensioni…!

Le difficoltà che si incontrano nella pratica personale sono dovute a  ciò che ognuno di noi porta con sé che impediscono in varie forme come: noia, sonno, improvvisi dolori fisici, sensazioni spiacevoli, paure, emozioni negative, il non trovare mai la propria pratica  passando da un corso ad un altro ecc…. di fare esperienza dell’intreccio profondo che vi è fra corpo, mente, respiro e vita!

Questo accade perchè l’unico stato che sappiamo cogliere e che riteniamo possa esserci è quello emotivo, sappiamo riconoscere nell’ansia solo ansia, nel panico solo panico, nella noia solo noia, nella stanchezza solo stanchezza ecc… mentre in tutte le nostre emozioni è possibile cogliere la traccia anche di un altro significato… In Oriente l’aspetto del significato-esistenziale, quindi non solo psicologico, è stato preso in considerazione e molto sviluppato  mentre in Occidente è assente o è stato dimenticato?

Lascio rispondere a chi legge…

Ciò che in tutte le pratiche di qualsivoglia Tradizione è richiesto NON è di lasciare andare i conflitti (compito questo delle varie  psicoterapie…) ma all’interno del conflitto riprendere un contatto non emotivo con uno spazio-interiore prendendo in considerazione quel sapere-antico proprio della conoscenza-intuitiva che è innervato, innestato e fortemente relazionato con la persona e la vita.

Questa fisiologia sottile siete voi, non ha altre dimensioni,

solo voi con voi,

siete voi in questo momento!

La struttura del corpo-sottile è volta a portare il corpo, la mente e il respiro ad un particolare stato che permette di comprenderne il movimento ed interpretarne il linguaggio simbolico, è a questo punto che secondo la Tradizione che si pratica, verranno date indicazioni per ulteriori sviluppi per una pratica-profonda. Nell’azione dello Yoga in Ascolto con le âsana si orienta la consapevolezza e l’indagine dalla persona fisica, da ciò che è materiale ed esteriore, verso l’interiorità con posizioni specifiche in grado di agire sulla fisiologia-sottile.

Le tecniche delle posture sono utilizzate NON per avere una maggiore flessibilità, o per essere meno stressati (questi possono essere effetti per così dire collaterali) ma come un processo di pulizia/purificazione inteso a sciogliere nodi-di-tensioni. Si educa la mente alla capacità di invertire il flusso dell’attenzione canalizzando l’energia del corpo, della mente e del respiro verso l’interno creando l’opportunità per varchi di spazio del ritmo naturale del corpo, lasciando così che una immobilità particolare della struttura-fisica si manifesti. Dall’ascolto consapevole in questo stato si è in grado di  lasciar-essere un insolito silenzio: l’unione-con-il-sottile. Questa unione sarà la base per cogliere il filo di un percorso interiore spirituale ed esperienziale…attraverso l’aspetto successivo che è quello della meditazione. Questo è il pensiero centrale della pratica sul corpo-sottile nello Yoga in Ascolto. Il cammino inizia ora…e non è da confondere con l’arrivo…!

Per la mia esperienza queste pratiche sono utili solo se si impara a riconoscerle vivendole sulla propria carne nella semplicità della nostra vita ordinaria, questo è il modo per non relegare la nostra pratica all’appuntamento settimanale nella sala di Yoga, ma farla entrare nel nostro quotidiano. Se ben utilizzate sono strumenti eccezionali ma possono rivelarsi anche molto pericolosi per gli accenti potenti che possono indurre in soggetti non adeguatamente preparati attraverso appropriate pratiche preliminari, per questo motivo le pratiche sulle energie-esistenziali devono essere  insegnate in una cornice di relazione col sacro, attraverso un rapporto di assoluta fiducia col Maestro, il quale decide, quando e se dare all’allievo istruzioni specifiche per salti di consapevolezza, per questa ragione nei prossimi articoli di presentazione degli ambiti sull’anatomia-sottile non verranno date indicazioni dettagliate sulle tecniche da applicare.

In principio l’Anima universale, che trascende ogni forma d’esistenza  e la cui essenza è fatta di conoscenza si muoveva sulle acque  come brezza leggera, in essa per primo si manifestò l’ego,radice di tutto, in cui si bilanciavano le tre qualità di Luce, d’Energia e d’inerzia, ne nacquero i cinque elementi sottili e i cinque grossolani che ‘evolsero dall’uovo originario; e quando un tal complesso è toccato dalle gioie e dai dolori del vivere lo si chiama Jiva,cioè anima individuale!

Tratto da: Le Upanisad dello Yoga, a cura di Jean Varenne, Yogatattva, aforisma 10-11

Ed.Oscar Mondadori, 1988, pag.55

 (seguiranno articoli su ogni  aspetto del corpo sottile)

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Il lavoro sapiente sulle energie-esistenzialiultima modifica: 2013-02-22T06:35:00+00:00da loresansav1
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