Da luogo di scambio ZERO…

 al Progetto Olinda…ex Ospedale Psichiatrico Paolo Pini

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Facciamo torte, mobili, salute, cultura, cocktail, errori, relazioni, feste, formazione, riunioni (tante), bilanci, calcio, contratti di lavoro a tempo indeterminato, laboratori, ristrutturazioni e non nascondiamo di avere paura che il cielo ci possa cadere sulla testa. Pratichiamo il riuso di spazi abbandonati combinando la loro dimensione fisica e la loro dimensione sociale a cui corrisponde un approccio fertile per l’interdisciplinarietà per non dire l’indisciplina.

Sappiamo che la geografia dei disagi si è molto estesa e atomizzata. Per questo siamo affascinati da un’idea ambiziosa: fondare una città là dove non c’è. Dove i bar chiudono alle sette e non c’è traccia di libri, di cultura, di artigiani, di luoghi in cui andare. Siamo convinti che i nostri progetti contribuiscono alla riqualificazione urbana, intesa anche come rigenerazione umana. Le strategie d’impresa sociale valorizzano le differenze tra le persone, le mescolanze, come moltiplicatori di relazioni, di scambi ed esperienze, come risorse di singolarizzazione.

Un lavorio insistentemente rivolto a rompere le separazioni tra il mondo dell’assistenza e il mondo della produzione; a smantellare le mura, più o meno immateriali, dei ghetti; a redistribuire poteri, non solo beni; a valorizzare le singolarità individuali, le differenze, le capacità dei singoli; a moltiplicare gli spazi e le ragioni di scambio sociale; a produrre socialità.

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Da luogo di scambio ZERO…ultima modifica: 2010-09-21T21:05:00+02:00da loresansav1
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