La pratica dello Yoga

013La pratica dello Yoga è un oggetto complesso costituito da vari stadi. Ogni stadio deve essere chiaro allo studente (il sadhaka) ma spesso gli allievi sono confusi nella loro pratica personale. Forse, in primo luogo, ci sono il dubbio e la confusione a proposito dello Yoga in generale e della pratica in particolare, la cui esecuzione può creare molti problemi. Quando si diventa più consapevoli, gli stadi della pratica diventano chiari da soli. (…). Sebbene gli stessi asana siano stati insegnati molte volte, gli studenti li eseguono come se fosse la prima volta.

Alcuni studenti si lamentano che non sanno che cosa praticare a casa, che non hanno i supporti ed è per questo motivo che non praticano. Affermare di non avere il tempo, il posto e i supporti equivale a sfuggire dalla realtà. In effetti, potete utilizzare ogni mobile di casa come supporto: i muri, le coperte, il letto, la scrivania, il tavolo da pranzo, il bancone della cucina. Ogni cosa può essere utilizzata per la pratica. L’unica cosa richiesta è l’abilità e la creatività della mente. Ciò di cui abbiamo bisogno, fondamentalmente, è la disciplina interiore. La mente deve essere sempre pronta per cominciare la pratica. E’ richiesta una forte determinazione perché gran parte della coscienza resiste alla pratica. (…) Per qualsiasi lavoro, siete obbligati dalla consapevolezza di non poterlo evitare. Questo obbligo invece, non è presente se riguarda la vostra pratica personale. Non pensate che sia un vostro dovere. Continuate a praticare come se fosse facoltativo. Fino a quando la pratica rimane come qualcosa di facoltativo, il più delle volte non viene eseguita. Se invece avete la tendenza interiore, lo stimolo a volere praticare, allora non fallirete. In qualche modo, ci proverete e ci riuscirete. L’insuccesso nella pratica avviene quando la si considera assolutamente come un fatto secondario, che può essere messo anche al terzo o quarto posto nella lista delle cose da fare. Allora diventa l’ultima priorità, mentre tutto il resto ha più importanza. Bisogna dare allo Yoga la priorità assoluta e allora non potrà più sfuggire alla mente.

Perché quella parte della mente fallisce?

L’elemento fuoco, Agni (ndr – il fuoco della trasformazione e digestione nella fisiologia Yoga), deve accendere la mente e dire: “Per favore, apriti.” Allora la fiamma comincia a brillare e inizia la pratica. Ci deve essere un interesse, un ardore nel praticare.

Che cosa significa avere interesse e ardore?

Se un allievo dice che non ha tempo per praticare, qualcosa non funziona. Siamo noi che dobbiamo accendere la fiamma per intraprendere la pratica. Ogni volta dobbiamo risvegliare l’elemento fuoco della nostra mente. Questo è il primo risveglio che si richiede. Se non avviene, la pratica non inizia mai. La mente che considera la pratica facoltativa è pesante come l’elemento terra. L’elemento terra abbonda nel nostro corpo e dice alla mente: “Poco importa se non pratico oggi, lo farò domani.” (…) Per una pratica regolare dello Yoga bisogna essere attenti, acuti e pronti. Per esempio, avevate deciso di praticare alle sette del mattino, ma a causa di altri impegni non potete farlo. Se c’è un vero interesse, praticherete più tardi.

Se siete in grado di arrivare a lezione alle sette del mattino, perché non potete praticare a casa a quell’ora?

Nello Yoga non è importante rispettare gli orari prefissati, quanto mantenere vivo l’interesse per la pratica. Bisogna avere l’ansia, un forte desiderio di praticare. Il termine “ansia” vi sembrerà contraddittorio perché per iniziare la pratica dobbiamo essere calmi. Ma la pratica richiede una certa dose d’ansia in modo tale che si possa praticare in qualsiasi momento. Solo allora si è in grado di mantenere la pratica ad un certo livello, altrimenti falliremo. Bisogna sempre tenere accesa la fiamma nella nostra mente. Prima l’ansia, poi la calma. Senza un punto di partenza, non si raccolgono frutti.

Tratto da: “Iyengar Yoga”

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Immagine fonte: ls

La pratica dello Yogaultima modifica: 2015-01-06T08:05:27+01:00da loresansav1
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