La pratica nella vita quotidiana

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 “Pensate a quello che fate dal mattino presto alla sera: quali sono le vostre possibilità? Tutti lavorano, ogni giorno noi andiamo a lavorare in fabbrica o in ufficio e domani cosa facciamo? Ripetiamo quello che abbiamo fatto ieri. E dopodomani cosa facciamo? Ripetiamo le stesse cose. Questo si chiama Saṃsāra, noi ripetiamo sempre le stesse cose perché mangiamo ripetutamente, consumiamo … Continua a leggere

Bojo Jinul o Chinul (1158-1210)

Conosciuto anche come Jinul, è stato un monaco buddhista coreano fondatore dell’ordine Chogye del Buddhismo Son (Chán coreano). Ordinato monaco a 8 anni, Chinul non ebbe maestri. Si racconta che la sua prima esperienza di  risveglio interiore si produsse mentre leggeva un classico del buddhismo Chán a venticinque anni. In seguito a questo episodio  si ritirò sulle montagne. Pur essendo … Continua a leggere

Per me è come se il tempo rimanesse quieto…

Citazione

2“Per me è come se il tempo rimanesse quieto per un po’ all’interno della prima cellula appena creata. E’ un periodo di transizione pieno di significato se siamo capaci di ascoltarlo e di indagare con attenzione. E’ come se tu aprissi una scatola di fiammiferi, ne togliessi uno e lo accendessi.

Come sarebbe se potessimo diluire il momento tra lo sfregare il fiammifero sulla scatola e il momento in cui compare la fiamma?

A volte succede da solo e tu hai quello splendido momento di “sospensione” in cui pensi che nulla sia successo, e improvvisamente, con un momento di ritardo, appare la fiamma.

Questi momenti sospesi di transizione sono uno spazio aperto per noi, che sono disponibili, ma non al primo sguardo.”

Rostagno Remo: Una storia embrio-mitica. In “Embrio”, Istituto per le Terapie Cranio Sacrali,  pag. 6)

I pensieri sono fondamentalmente vuoti…

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[…]  I pensieri  sono fondamentalmente vuoti, l’essenza della mente è fondamentalmente pura…anche se coltivate miriadi di pratiche solo il non-pensiero va considerato una base….se ne coltivate la pratica momento per momento a poco a poco otterrete spontaneamente centinai di stati spirituali. Questo è lo zen che è stato trasmesso da Bodhidharma pertanto l’illuminazione improvvisa e la coltivazione graduale sono come … Continua a leggere

A volte in meditazione…

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A volte in meditazione c’è una lacuna nella coscienza ordinaria, un’improvvisa e completa apertura. Questo avviene solamente quando si smette di pensare in termini di meditante, meditazione e oggetto della meditazione. È un barlume di realtà, un lampo improvviso che al principio si presenta raramente ma poi a poco a poco sempre più spesso. Può non essere affatto una esperienza dirompente e … Continua a leggere

Il deserto interiore…

Citazione

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Qual è mai questo luogo d’elezione in cui amore e conoscenza si uniscono, dove il distacco sboccia nell’esperienza, e che permette di varcare la porta d’oro che fa accedere al “giardino del misteri”?  Questo luogo ha un nome: si chiama deserto.

Deserto!  Parola affascinante per coloro in cui è vivo il gusto dell’alleanza, della montagna delle rivelazioni, della parola accolta nel cuore, degli sponsali di cui è avido l’amore. Poco importa il passaggio attraverso la “terra arida e tenebrosa, terra di steppe e di frane” (Ger 2,6), le tentazioni che si dovranno vincere, la solitudine e l’abbandono. Verrà un giorno in cui “scorreranno torrenti nella steppa, la terra bruciata diventerà una palude, il suolo riarso si muterà in sorgenti d’acqua. (Is 35,6-7). La terra infuocata, il deserto interiorizzato, arde dal desiderio di accedere il licignolo delle “lampade viventi” che, lasciando strasparire la luce, potranno illuminare i loro fratelli: gli uomini, gli animali, le piante, le pietre. Il viaggio interiore, che dà accesso al deserto interno, non può essere descritto; si può solo alludere a un percorso, tentare di decifrare un insegnamento. Il deserto non sarebbe più deserto se si svelasse il suo mistero.

da “Il deserto interiore” , Marie Madeleine Davy

Zhìyǐ Tiāntái Dàshī (Chih-i) 538-597

Citazione

Tiantai.ZhiyiPatriarca della scuola buddhista cinese Tiāntái (giapp. Tendai) o scuola della piattaforma celeste o scuola del Loto. Nacque nel 538 a Jingzhou (oggi Hubei, situata nella provincia dello Hunan), all’età di sei anni ascoltò in un tempio la recitazione del Guānyin jīng (Sutra di Avalokiteśvara, XXV capitolo del Sutra del Loto)  ne fu così impressionato che tale evento segnò il resto della sua vita. Viene considerato il fondatore della scuola Tiāntái avendone eretto il primo monastero sulla omonima catena montuosa situata nella provincia cinese dello Zhèjiāng.

La scuola Tiāntái fonda principalmente il suo insegnamento sul Saddharmapuṇḍarīka-sūtra (Loto della buona legge, il sutra del loto) ma anche su altri sutra come il Mahaparinirvana sutra. All’inizio del 9° sec Il Tiāntái fu introdotto in Giappone con il nome di Tendai dal monaco Saicho

[…] L’insegnamento Tiāntái può venire riassunto  in due sole parole chih (samatha) e kuan (Vipassanā). Chih significa ridurre al silenzio la mente attiva per fermare ogni pensiero ed ogni discriminazione e kuan significa guardare nella mente così spogliata per ristabilire la natura di Buddha inerente in noi […]

Tratto da: Buddhismo pratico,

Charles Luk, Ed. Mediterranee, 1971

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Pratica del chih e del kuan per normalizzare la mente sottile:

 […] se durante la meditazione, grazie alla pratica del kuan, si sveglia all’improvviso la saggezza chiaramente manifesta, ma con il dhyana (concentrazione) sproporzionatamente debole, la mente si muoverà come una candela al vento che non riesce a illuminare  gli oggetti circostanti; non si potrà sfuggire alla  nascita e alla morte. In tal caso  si dovrebbe praticare il chih  per calmare la mente, che allora sarà come una candela accesa nella stanza, la quale può rompere l’oscurità e illuminare gli oggetti che in essa si trovano. Questo è un modo di pratica del chih e kuan per eguagliare dhyana e saggezza

Tratto da: I segreti della meditazione cinese,

Charles luk, Ed. Ubaldini,1965, pag.144

La vera pratica spirituale

Citazione

22075La vera pratica spirituale non è qualcosa che si fa venti minuti al giorno, per due ore al giorno o per sei ore al giorno.

Non è qualcosa che si fa una volta al giorno al mattino, o una volta alla settimana la domenica.

La pratica spirituale non è una attività tra le altre attività umane; è la base di tutte le attività umane, la loro fonte e la loro convalida.

Ken Wilber

Yoga: conoscenza primordiale

norbu

Yoga è una parola sanscrita che in tibetano viene tradotta “naljor”. Yoga significa unione, ma “naljor” significa conoscenza primordiale: “nal” vuol dire originale o autentico e immutabile, e quindi condizione originaria, e “jor” significa possedere o scoprire questa condizione. Quindi il vero significato della parola è quello di scoprire la nostra condizione reale. Chogyal Namkhai Norbu 

Nirvana…

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senza troppa scelta, completamente libero da qualsiasi meta era solo un giovane su un bus in North Carolina diretto chissà dove. ma cominciò a nevicare. il bus allora sostò su un bar in collina e i passeggeri entrarono dentro. si sedette al bancone con gli altri, ordinò, e lo servirono. il cibo era particolarmente buono come pure il caffè. la … Continua a leggere