venerdì, 17 maggio 2013

La pratica in ascolto dei bandha: 2. Uḍḍiyāna-bandha Mudra

uddiyanaPer le informazioni di base: vedi articolo la saggezza dell'ascolto nella pratica dei Bandha

 Significato del nome:  Uḍḍiyāna significa: tirare verso l'interno e l’alto. E’ il secondo dei tre Bandha.

Dall’ Hathayogapradipika, III-55:

Baddho yena sushumnayam praanastuddiyate yatah |Tasmaduddiyanachoyam yogibhissamudahrutah 

E’ così chiamato dagli Yogin poiché grazie a esso il Prànâ, dopo essere stato trattenuto, s’innalza lungo la Susummna 

 

Caratteristica di Uḍḍiyāna-bandha 

Dall’ Hathayogapradipika, III-57

Udare paschimam tanam nabheroordhwam samacharet Uddiyano hyaso bandho mrutyumatangakesari 

Il trarre l’addome che sta sopra l’ombelico verso l’interno, contro la colonna vertebra, e questo è l’Uḍḍiyāna-bandha che simile a un leone, respinge l’elefante della morte  

Muscoli coinvolti

  • addome superiore
  • ombelico

  • diaframma

Indicazioni

  • Praticare a stomaco vuoto

  • Si pratica nella ritenzione a vuoto (dopo una espirazione completa)

  • l’ombelico viene risucchiato verso l'alto e la parete della colonna  

Tecnica:

·    se siete all'interno di un' âsana fissate bene la posizione senza forzare prima di iniziare il lavoro sul Bandha

·    abbiate cura che la posizione sia comoda tenuta con il giusto-sforzo (sia in âsana o in meditazione) portate l'attenzione all'interno nella zona dell'addome e del diaframma

·    fate alcuni profondi respiri lenti non frammentati e profondi attendete fino a quando il respiro è naturalmente lungo, e siete in grado di rispettare la pausa fra un respiro ed un altro  senza disturbare il corpo e il respiro: il tutto deve avvenire naturalmente

·     rilassate l'addome e il diaframma

 

Pratica di un solo Bandha:

1.   quando sentite il corpo e il respiro rilassati fate una espirazione completa

2.   verso la fine dell'espirazione portate l'attenzione nella zona dell’alto addome e dell'ombelico

3.   nella pausa fra l’espiro e l’inspiro (ritenzione naturale) delicatamente e lentamente richiamate verso l’interno i muscoli dell’alto addome e l'ombelico come se fossero collegati ad un filo che li stesse tirando indietro verso la parete della colonna e contemporaneamente un poco verso l’alto verso le coste, sentirete la colonna che si allinea e la gabbia che si espande un poco verso l’esterno…siate molto attenti e  delicati!!!

4.    questo movimento spinge verso l'alto il diaframma che trova posto nella cavità della gabbia toracica svuotata, sentirete come un risucchio dell'alto addome e del  diaframma indietro e verso l'alto e il torace viene spinto verso l'esterno ...

5.    lasciate che il Bandha si fissi, senza forzare mantenete la posizione e respirate naturalmente per molti molti molti cicli  lasciando spazio all’ascolto e agli effetti sul corpo

6.    NON ripetetelo, NON intervenite più…laciate fare  

      Effetti  

  • Rilassa il plesso solare
  • Stimola Agni, il fuoco della trasformazione e della digestione.
  • Orienta : Vayu-Apana (addome) in direzione del Vayu-Samâna (addome, ombelico) e Prànâ-Vayu all’interno della Nadi Susumna

Alcune asana in cui è consigliato praticare Uḍḍiyāna-bandha Mudra

Dall’ Hathayogapradipika, III-58

Uddiyanam tu sahajam kathitam sada |Abhyasetsatatam yastu vruddhopi tarunayate 

L'Uḍḍiyāna-bandha, quando è insegnato da un Maestro, si realizza sempre con naturalezza: chi lo pratica continuamente, anche se vecchio, ridiventa giovane

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Riferimenti bibliografici: Hathayogapradipika

mercoledì, 15 maggio 2013

Mi è capitato...

 

[...] mi è capitato molte volte di vedere persone “troppo sensibili” ferire gli altri senza alcuna necessità. E ho visto anche persone “sincere e aperte” usare la logica per imporre i propri interessi, senza neanche esserne consapevoli. Ho visto infine persone “brave a leggere nel cuore degli uomini” lasciarsi ingannare senza sforzo da adulatori visibilmente insinceri. A questo punto mi sembra naturale chiedersi cosa ognuno di noi alla fin fine conosca di se stesso… [...]

Haruki Murakami

 

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venerdì, 10 maggio 2013

Le lezioni della cultura Zen

 

[…] la mente dello spettatore deve immediatamente esperire qualcosa che trascende l'opera. Come l'occhio non può vedere se stesso, così accade con la mente. Provocare l'introspezione diventa una deliberata funzione dell'arte Zen, consistente nell'obbligare la mente ad andare al di là della forma superficiale dell'opera, incontro all'esperienza diretta di una realtà più alta (continua a leggere)

 

Le lezioni della cultura zen

Tratto da: La cultura Zen, Thomas Hoover.

Ed. Oscar Mondadori, Cap. 17, pagg.216-21, 1981

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martedì, 07 maggio 2013

Eutanasia, fine della vita… e la mia pratica ….

Tema importante e sul quale rifletto a lungo. Se dovessi trovarmi in una condizione di malattia che provoca molta sofferenza o se per sopravvivere dovessi essere alimentata artificialmente, ora come ora non so dire se prevarrebbe il porre termine alla mia vita consapevolmente o se emergerebbe in me il pensiero che ciò che mi sta capitando è dovuto al Karma negativo e quindi se non estinto in questa vita si ripresenterebbe successivamente… oppure pensando come il praticante del Buddha “Channa” il quale soffrendo atrocemente per una malattia pose fine alla sua vita uccidendosi “[…] chi soggiace all’attaccamento è turbato[…] dove non è turbamento è la calma, essendoci la calma non ci sono propensioni, non essendoci propensioni, non c’è venuta, né dipartita: non essendoci né dipartita non c’è trasmigrazione; non essendoci  trasmigrazione né in questo mondo né nell’altro né fra i due, si ha la fine del dolore […]”(Samyutta Nikaya, Channa, Ed. Ubaldini pag.441) … e il Buddha non biasimò questo gesto…

penso però all’estrema solitudine in cui è dovuta morire la persona che vedete nel video, lontano dai suoi luoghi e affetti per l’egoismo di tutti noi…

… un pensiero per lei…

Sempre nel rispetto delle scelte fatte  e per quello che io capisco…

 

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giovedì, 02 maggio 2013

Scheda Tecnica n.31: antico sistema Yoga di posture “sottili” ...

per sbloccare le articolazioni 

yoga,sbloccare le articolazioniNell'anatomia dello Yoga è detto che la salute e la forza mentale sono il risultato del libero movimento dei Vayu (lett: soffi vitali) se questa circolazione è disturbata allora insorge la malattia. Questa serie di posture fanno parte di un antico sistema di una pratica Yoga pensata per liberare dagli ostacoli i canali (Nadi) dove scorrono i Vayu è in questo modo che lo Yoga agisce sul corpo-sottile. Sono posture molto semplici ma estremamente efficaci, regolano i Dosha (vedi I Dosha come riconoscerli?) aiutano il corpo a sbloccare le articolazioni, rimettono in azione i muscoli senza causare loro violenza coinvolgendo tutto il corpo dalla testa ai piedi. (continua a leggere)

  

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giovedì, 25 aprile 2013

Prânâyâmah: la pratica del respiro naturale...

 

Yoga Sutra, Patanjali, Secondo libro

 Sàdhana Pâda – Il libro della Strategia: La quarta sezione

 

Patanjali nel definire âsana  non parla di particolari posizioni da assumere ma entra nel merito dell'essenza della posizione-stessa e dice che deve essere stabile pervasa da un sentimento di non-sforzo, analogamente quando prende in esame il Prânâyâmah non enumera i vari esercizi che possono portare a controllare l'espansione o la qualità della respirazione, ma pone l'attenzione sulla distinzione di una respirazione Shvâsa/Prashvâsa: una respirazione irregolare ed una leggermente affannata e la respirazione Yogica:  fluida, semplice e profonda.

Qui l'aspetto importante diviene l'ascolto del flusso del respiro.

Il corpo è lento e la respirazione naturale è lenta, ma la mente è sempre in movimento e quando si pone su di un oggetto cambia: si agita o si blocca, ma se ci concentriamo sull'ascolto del respiro essa rallenta e diviene profonda quasi impercettibile: è in comunione con il corpo-sottile.

Dagli aforismi 2.49 al 2.51 del secondo libro, Patanjali presenta il Prânâyâmah.

 

2.49 – Tasmin sati shvâsa-prashvâsayor gati-vicchédahprânâyâmah

Avendo compiuto il cammino di Asana, in questo stato si inserisce il metodo del respiro naturale, interrompendo la respirazione irregolare

2.50 Bâhya-àbhyantara-stambha-vrittir déshakâla-samkhyàbhih pari-drishto dïrghasûkshmah

Diviene naturale il respiro portando l’attenzione sull’espiro e l’inspiro durante il passaggio interno nella sospensione, nell’allungarlo, nel regolarizzarlo

2.51 – Bâhya-âbhyantara-vishaya-àkshépï caturhah

Trascendere il campo d’azione dell’inspiro, l’espiro e  la sospensione costituisce il quarto-respiro

 

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giovedì, 18 aprile 2013

Le dimensioni che circondano il corpo: Breve introduzione #2

śarīrāḥ e Kośa

 

annamaya-kośa,prànâmaya-kośa,manomaya-kośa,vijnànamaya-kośa,anandamaya- kośa

Nella tradizione mistica dellIndia e nello specifico secondo lo Yoga  il corpo-fisico è una elaborazione grossolana di aspetti energetici sottili individuati in 3 involucri/corpi chiamati: śarīrāḥ/Kaya che circondano il corpo e che a loro volta all’interno includono altri 5 campi di energia/ o esperienza denominati Kośa, l’insieme di questi involucri condizionano  la nostra vita, per esempio: ciò che mangiamo condiziona il tipo di energia (Prànâmaya-Kośa) o il tipo di mente Manomaya-Kośa ecc...

 

 

I 3 corpi energetici: śarīrāḥ

1.      Sthula-śarīrāḥ (corrisponde al corpo fisico) costituito dai 5 elementi: terra (ossa, muscoli…); acqua (sangue, linfa…); fuoco (digestione, respirazione); aria (ossigeno); etere (spazio, la materia più sottile) corrisponde alla forma corporea o grossolana e include al suo interno Annamaya-Kośa

2.       Sukshma-śarīrāḥ (corrisponde al corpo energetico) costituito: dall'energia (è la pila che fa funzionare il nostro corpo); dal mentale (nel suo aspetto soggettivo delle emozioni, sensazioni, dall'intelletto, dalle forze vitali. Al suo interno include: Prànâmaya -Kośa, Manomaya- Kośa e Vijnànamaya Kośa

3.       Karana-śarīrāḥ (corrisponde al corpo causale), più sottile ancora del precedente. È l'ultimo che prende in considerazione “essere” in una condizione incarnata nella condizione di sonno profondo. Al suo interno include Anandamaya‑Kośa

 sharira e kosha.jpg 

 

I Kośa: le cinque dimensioni che circondano il corpo

 

Lesperienza e la comprensione dei Kośa ci permette la conoscenza della profondità della mente e della meditazione. 

Ogni successivo Kośa è più sottile del precedente ed è impercettibile alla vista e allinvolucro che lo precede. Influenzano ogni esperienza e reazione che affrontiamo nella nostra vita. Non è possibile NON farne esperienza perché non possiamo evitare i nostri pensieri, le nostre sensibilità, ma solitamente non ne siamo consapevoli. Questi ambiti si intrecciano, si sovrappongono, agiscono uno sullaltro senza mai mescolarsi, hanno  spazi/luoghi in cui li percepiamo uno più di un altro con un sentire molto potente  e  dove  la consapevolezza si espande: i chakra.

 

1.   Annamaya-Kośa(corpo fisico)  

E la dimensione dove si rende visibile il corpo fisico, cioè è il corpo che conosciamo (esperienza fatta di cibo) con tutte le sue funzioni, è  la base per i successivi Kośa più sottili ed è ciò che abbiamo ha disposizione per lavorare su noi stessi. Ciò che mangiamo influisce e condiziona la nostra energia, la mente e condiziona la meditazione. Si diviene consapevoli delle altre dimensioni più sottili in cui avvertiamo che il corpo è una combinazione di energia e coscienza. Nello Yoga è detto che è una manifestazione della relazione fra lenergia universale e la coscienza. Nel Buddhismo questo corpo corrisponde al Nirmanakaya.

 

2.   Prànâmaya-Kośa (distribuisce lenergia vitale, corpo energetico)

È un livello più sottile del precedente e ciò che è visibile di questa esperienza è il respiro, per il resto non è visibile allocchio, è il Kośa che si alimenta con il Prànâ e lo distribuisce in tutto il corpo attraverso gli organi motori, è intrecciato con il respiro al livello del corpo Annamaya-Kośache non potrebbe funzionare se non ci fosse questo ambito e nella qualità della respirazione si riflette la condizione del corpo, della mente e delle emozioni. Collega i vari Kośa con il corpo fisico è soprattutto una chiave di accesso per Annamaya-Kośa e Manomaya-Kośa.

Si dice che ad un livello avanzato di consapevolezza è visibile come aura/alone pranico, cambia continuamente secondo la condizione fisica di salute, e secondo le vibrazioni della nostra condizione mentale.  Dirige le nostre attività fisiche e mentali, I tre principali canali (Nādi)  pranici: Ida, Pingala e Susumnà fluiscono attraverso questo Kośa lungo la colonna.

 

3.   ManomayaKośa (conoscenza esterna, corpo degli impulsi mentali) 

Questa è un’esperienza più sottile delle precedenti e significa mente. Nella tradizione indiana al termine mente corrispondono tre parole:

1.  Vijnana: la mente in quanto sede della coscienza stimolata dai 5 sensi (tatto, odorato, vista, udito, gusto)

2.  Manas: la mente pura luminosa, la facoltà di pensare originaria che si contrappone a Citta

3.  Citta: indica i processi mentali come l’intenzione e le volizioni, l’attività mentale condizionata dagli attaccamenti

Il nostro corpo fisico è circondato da unenergia più sottile del Prànâmaya-Kośa, il ManomayaKośa, è a questo livello che è contenuta la mente, quando siamo nellintelletto siamo nellinfluenza di questo Kośa Questo corpo prende le informazioni e le trasmette al corpo (Annamaya- Kośa.) Questo Kośa ha la capacità di ritrarre la mente allinterno, è la dimensione della consapevolezza mentale cioè permette il pensiero meccanico, intellettuale, mnemonico. Le sue funzioni agiscono sulla percezione, dei sensi, dellego e dellintelletto. E attivo quando si sogna, fa fluire il rilassamento e le impressioni.

 

4.  Vijnànamaya-Kośa (corpo della conoscenza interiore, conoscenza intuitiva) 

Con questo Kośa inizia un livello di conoscenza non solo più sottile rispetto agli altri ma anche diversa, si tratta di una conoscenza-prementale, è la dimensione della saggezza-profonda, della conoscenza-intuitiva e della discriminazione: è il Kośa dal quale inizia la meditazione. Tutti noi in certi abbiamo momenti intuitivi, questi momenti sono flash di contatti improvvisi con questo Kośa, ma poi si perdono subito, diventa impossibile mantenerne la consapevolezza e ritorniamo nella mente intellettuale. Lo scopo dello yoga è di stabilizzare la consapevolezza nellintuizione, quando lavoriamo in questo modo siamo nellinfluenza di questo Kośa. Nel Buddhismo equivale al Sambhogakaya

 

5.   Anandamaya- Kośa (corpo della beatitudine) 

Si dice che sia il piano di una forma di felicità molto profonda ma anche di una relazione molto sottile che è orientata verso il Purusha/Atman/Sé e da questo l’interiore esce verso lesterno in modo naturale tramite una beatitudine-connaturata. Fa supporto e base per lo sviluppo della consapevolezza in Vijnànamaya-Kośa. E attivo nel sonno profondo. Nel Buddhismo corrisponde al Dharmakaya,

 

I Kośa e la  pratica dello Yoga

La pratica Yoga influisce strettamente e consapevolmente con i Kośa. I punti di interazione dei vari piani sono i Cakra, che trasformano le energie in funzione delle necessità dei cinque Kośa

1.  Annamaya Kośa  

Il rilassamento è una pratica importante per questo Kośa che ha la necessità di allentare la tensione muscolare profonda.

La pratica

·     Una pratica rilassata ed interiorizzata da movimenti lenti e precisi  

·     limmobilità delle posizioni

·     il rilassamento favorisce la circolazione dellenergia nel corpo e lo rafforza.

·     Il rilassamento psichico che procura la sequenza allevia tutti i livelli del corpo, lo ricarica e lo rigenera..

·     mobilizzazioni

·     distensioni

·     si crea spazio dove vi era tensione, in questo modo si aprono i varchi al passaggio del Prànâ

 

2.  Prànâmaya- Kośa  

Quando questo corpo è contratto interrompe il flusso dellenergia, le tensioni muscolari ostruiscono le Nadi, limitano il respiro, la mente si chiude, il flusso della conoscenza è bloccato. Il ruolo che le âsana svolgono è vitale nello sbloccare il flusso del Prànâ per pulire, riportare energia nuova che fluisce nel corpo e nella mente e continuare sottilmente il lavoro iniziato con le âsana.

La pratica

·    La disciplina del Prànâyâma

·    i Bandha

·    le Mudra

·    il Prànâ e il mentale vengono incanalati verso linteriorità

·    le âsana associate alla respirazione fanno prendere consapevolezza della posizione e mettono il Prànâ in movimento

·    Shavâsana il rilassamento prolungato e consapevole e la distensione del corpo purificano le Nadi

 

3.   Manomaya-Kośa  

Nel corpo fisico la memoria emozionale si esprime sotto forma di innumerevoli tensioni, che è necessario rilassare, la ritrazione dei sensi realizzata con gradualità apre verso lo spazio interno. Quando il livello del Prànâ fluisce senza interruzioni, il mentale perde la supremazia.

 

La pratica

·    La meditazione dellosservare i pensieri armonizza e rinforza

·    I mantra

·   Le âsana praticate con consapevolezza e integrate con il respiro diventano particolarmente profonde e sottili portano concentrazione e stabilità

 

  4.   VijnànamayaKośa 

E il Kośa sottile della riflessione profonda

La pratica

·   Shavâsana per sviluppare il senso della guida interiore

·   La meditazione

 

 5.   Anandamaya-Kośa 

E il Kośa di supporto a Vijnànamaya-Kośa

La pratica

·  Meditazione sui flussi energetici (Vāyu)

 

 [...] l’aspetto suo è simile a quello del precedente . Distinto da questo involucro costituito di conoscenza è posto più all’interno, è l’involucro costituito di beatitudine.Questo riempie il precedente , che è foggiato a mo’ di uomo. [...]

L’involucro  di beatitudine è simile al precedente. A questo riguardo sorgono delle questioni.

Colui che non sa, una volta che sia morto, va ll’altro mondo? 

Oppure colui che sa, una volta morto, perviene all’altro mondo? [...]

Tratto da: Upanisad, Taittirya, a cura di Carlo della Casa, Ed. Utet,1983, pag.293-94

  

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martedì, 16 aprile 2013

Tisana al Rosmarino e Zenzero

Una tisana semplice e piacevole per rafforzare il sistema immunitario
 
 

tisane,zenzero,ginger,rosmarinoPreparazione:  

Ingredienti per una tazza grande

1 cucchiaino di rosmarino fresco o 1 cucchiaino di rosmarino secco

1 cucchiaino di zenzero fresco grattugiato o un pizzico di zenzero secco

(per il sapore più delicato sia il rosmarino che lo zenzero io li preferisco freschi)

Le quantità possono variare leggermente a seconda del gusto.

Lasciare in infusione  2-3 minuti è sufficiente.

 

Rosmarino: ha  effetti rilassanti, digestivi, apre le vie respiratorie per le persone con le caratteriche  Vata e Kapha.  Le tisane al rosmarino sono  utilizzate per la loro azione fortificante e per il trattamento di problemi allo stomaco e al fegato.

Zenzero (Ginger) : lo zenzero fresco regola Vata e Kapha in eccesso Al mattino  risveglia la vitalità ed è un tonico. Tra i suoi numerosi effetti, lo zenzero è noto per rafforzare il sistema immunitario per questo è indicato all’affacciarsi della primavera

 

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giovedì, 11 aprile 2013

Yoga e l'arrivo della Primavera#3

 

Immagine.jpgT. Krishnamacharya regolava l’insegnamento dello Yoga anche in funzione delle stagioni. Alcuni principi semplici dell’Ayurveda possono aiutare nella transizione dall’inverno alla primavera, non soltanto nell’adottare alcune norme di vita, come già abbiamo visto nei due articoli precedenti (Yoga e Primavera#1,Yoga e Primavera#2) ma adattando la propria pratica personale dello Yoga. (continua a leggere)

 

 

 

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mercoledì, 10 aprile 2013

Aprile-amore (tratta dalla raccolta Onere del Vero - 1957)

Riporto una poesia di Mario Luzi che richiama in me la sensazione che nascosto tra il succedersi delle parole, accade sempre ciò che in noi "è", ciò che una volta annullati, rimane.

 "il pensiero della morte m'accompagna

tra due muri di questa via che sale

e pena lungo i suoi tornanti. Il freddo

di primavera irrita i colori,

stranisce l'erba, il glicine, fa aspra

la selce; sotto cappe ed impermeabili

punge le mani secche, mette un brivido.

tempo che soffre e fa soffrire, tempo

che in un turbine chiaro porta fiori

misti a crudeli apparizioni, e ognuna

mentre ti chiedi cos'è sparisce

rapida nella polvere e nel vento.

il cammino è per luoghi noti

se non che fatti irreali

prefigurano l'esilio e la morte.

tu che sei, io che sono divenuto

che m'aggiro in così ventoso spazio,

uomo dietro una traccia fine e debole!

è incredibile ch'io ti cerchi in questo

o in altro luogo della terra dove

è molto se possiamo riconoscerci.

Ma è ancora un'età la mia,

che s'aspetta dagli altri

quello che è in noi oppure non esiste.

l'amore aiuta a vivere, a durare,

l'amore annulla e da principio. e quando

chi soffre o langue spera, se anche spera,

che un soccorso si annunci di lontano,

è in lui, un soffio basta a suscitarlo.

questo ho imparato e dimenticato mille volte,

ora da te mi torna fatto chiaro,

ora prende vivezza e verità.

la mia pena è durare oltre quest'attimo.

Mario Luzi (1914-2005)

giovedì, 04 aprile 2013

La pratica in ascolto dei Bandha: 1. Jālandhara-Bandha Mudra

  

jalandhara Per le informazioni di base vedi articolo: La saggezza dell'ascolto nella pratica dei  Bandha - breve introduzione 

Significato del nome: Jālandhara = bloccare il mento contro lo sterno. E’ il primo dei tre Bandha.

 

 Dall’ Hathayogapradipika, III-70

  Kantamakucha hrudaye sthapayochhibukam drudam

|Bandho jaalandharachyoyam jaramrutyuvinashakah

 

  Si contragga la gola e si prema saldamente il mento contro il petto:

questo Bandha che distrugge la  vecchiaia e la morte è chiamato Jalandhara

 

Caratteristica di Jālandhara-bandha

Dall’ Hathayogapradipika, III-71 

  badnati hi sirajalamadhogami nabhojalam

|tato jaalandharobnadah kantaduchoghanashanah

 

 Poiché esso blocca (dharani) la rete (jala) delle nadi

e il flusso discendente del liquore che stilla dalla volta celeste,

questo bandha che distrugge tutti i disturbi della gola è chiamato Jalandhara  

Muscoli coinvolti

  • parte alta della colonna
  • collo

Indicazioni:

  • si tratta di un'azione molto semplice che precede gli altri Bandha

  • Praticare a stomaco vuoto

  • Si pratica nella ritenzione a vuoto (dopo una espirazione completa)

  • il mento ruota verso la fossetta del collo sopra lo sterno  

Tecnica:

·        se siete all'interno di un'âsana fissate bene la posizione senza forzare prima di iniziare il lavoro sul Bandha

 

·       abbiate cura che la posizione sia comoda in un giusto-sforzo (sia in âsana o in meditazione) portate l'attenzione all'interno nella zona della gola e della nuca

 

·       fate alcuni profondi respiri lenti e non frammentati attendete fino a quando il respiro è naturalmente lungo e siete in grado di rispettare la pausa (ritenzione naturale)  fra l’inspiro e l’espiro, senza che il corpo e respiro vengano disturbati: il tutto deve avvenire naturalmente...

 

·         rilassate la gola e la zona cervicale

 

·         pratica di un solo Bandha:  

1.         quando sentite il corpo e il respiro rilassati fate una espirazione completa

 

2.          verso la fine dell'espirazione portate l'attenzione nella zona alta del dorso e della nuca allungando il collo portando in allineamento le cervicali

 

3.            inspirate lentamente e profondamente e al culmine dell’inspiro     nella  pausa (ritenzione naturale) fra l’inspiro e l’espiro, senza sollevare la testa, delicatamente e lentamente ruotate il mento verso il basso in direzione dell'incavo formato dalle due clavicole sopra lo sterno (fossetta del collo circa, 3 cm sotto il collo) si tratta di un movimento che dall’esterno deve essere appena percepibile… siate delicati!!! espirate dolcement mantenendo il Bandha in modo naturale, non forzato...

 

4.            lasciate che il Bandha si fissi sempre in modo naturale non tenetelo   volutamente, lasciate fare e restate attenti degli  effetti, sensazioni che sono si producono, respirate naturalmente per molti molti molti cicli  lasciando spazio all’ascolto e agli effetti sul corpo…

 

5.           NON ripetetelo, NON intervenite più... lasciate fare... restate con  l'attenzione sugli effetti prodotti nel corpo e nella mente... cosa è cambiato?

Effetti: 

  • ripulisce le Nadi e i Cakra dai blocchi psicologici
  • aiuta a mantenere la colonna allineata
  • il corpo diventa stabile, fermo
  • la mente è centrata
  • quando i Bandha sono praticati tutti e tre insieme attivando Jālandhara-bandha si produce un allineamento della colonna che influisce sugli altri due Bandha:  in Mūla-bandha i muscoli pelvici vengono richiamati ancora di più verso l'alto, in Uḍḍiyāna-bandha lo spazio fra l'addome e la gabbia toracica si riduce  ancora di più permettendo in questo modo a tutti e tre i Bandha di essere collegati e legare/fissare-profondamente il corpo.

Alcune asana in cui è consigliato praticare Jālandhara-bandha

  • in tutte le flessioni in avanti

  • quando la colonna è in allineamento

  • ogni qualvolta sia possibile in âsana, muovere il mento

  • NON è possibile praticarlo nelle flessioni indietro o in âsana particolarmente complesse 

 

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Bibliografia: Hathayogapradipika

venerdì, 29 marzo 2013

Sii ciò che sei

 

[…] Ogni dolore, ogni fallimento sono un invito alla riflessione, al ritorno a se stessi e al riconoscimento delle’errore fondamentale della nostra vita che è la costituzione di un ego che si crede ditinto, separato, non è quindi né per caso né accidentalmente che siamo condotti alla ricerca spirituale. Possiamo essere risvegliati a questa ricerca da tutti gli avvenimento della nostra vita nella misura esatta in cui  iamo capaci di comprenderli nella loro verità profonda […] (continua a leggere)

Tratto da: Sii ciò che sei, Jean Klein,

cap.VIII Ed.  Savitri, 1989, pag.85-98

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giovedì, 21 marzo 2013

Scheda Tecnica n.32

 

"Come lavorare dalla posizione seduta a gambe incrociate?

 

apertura anche... Questa è una domanda che mi viene posta spesso ... io, che non ho una eccezionale apertura delle anche, nonostante i miei molti anni di pratica yoga, sono sempre alla ricerca di modalità rispettose del corpo per migliorare la mia posizione seduta, ma non è così semplice ... In Occidente non abbiamo per lo più una buona apertura naturale delle anche.

Personalmente ho lasciato fuori dalla mia pratica la posizione del loto... Non che io non la conosca... ma ho incontrato tanti praticanti con le ginocchia danneggiate passati sul tavolo operatorio... e mi sono detta che se la mia configurazione fisica non mi permette la posizione del loto  non era poi così necessaria per motivare la mia pratica...

E’ importante trovare una posizione seduta che mi permetta di rilassare i fianchi, permettendo in questo modo il dispiegarsi dell'allineamento naturale della colonna e l’apertura dello sterno al respiro naturale... (continua a leggere)

 

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L’equilibrio estremo di corpo, sensi e menti#3

 

venerdì, 15 marzo 2013

Lo spazio di passaggio per gli organi di senso (Indriya)

 

 

indrya, sensi, rosa, vuoto, pienoLo Yoga è una Via che ci apre e ci mantiene aperti in un ambito che ha funzione di passaggio e relazione. Questo spazio interiore in cui sorprendentemente ci troviamo già-immersi è un luogo di passaggio per i sensi (Indriya) pregno di intensità e importante perchè è in esso che si presenta la forma vera dello sguardo.... La dinamica degli organi di senso non è quella di apprendere, aspetto questo spesso non sufficientemente chiaro, ma di raccogliere in funzione per ciò che si presenta e si dispiega di volta in volta: lo sguardo originario...!

Quando in meditazione chiudiamo gli occhi e dirigiamo l'attenzione a ritroso, si impone subito e spontaneamente una dimensione più originaria in cui l’impressione intensa è quella di sentirci-toccati in modo nuovo, ma questo sentirci nuovo e profondo non è da confondere con una esperienza intuitiva-risolutiva. Quanto più acuto è l'ascolto tanto più lo sguardo originario è espanso e proprio questa sua peculiarità può indurci a credere che questa sia un'esperienza-intuitiva-risolutiva .... Per la mia esperienza e per ciò che mi è stato insegnato, un'esperienza risolutiva, non è giungere ad uno stato stabile, centrato e di benessere e a quel punto contemplare(può essere un effetto collaterale) ma da quel raccogliersi accadeun aprirsi alla possibilità di capire noi-stessi da un'altra prospettiva, cioè chiederci di noi stessi e delle sensazioni che ne derivano, NON per distaccarcene e raggiungere uno stato, ma da questo piano-sottile agganciare il nostro sentire lasciando da parte tutte le idee e le psicologie, questa, sempre dal mio punto di vista, è la forza della pratica dello Yoga e della Meditazione.

-  Verso quale meta, quale direzione?

-  Cosa cerchiamo nella nostra pratica, cosa interessa, cosa ci si chiede in meditazione?

-  A che cosa ci rivolgiamo quando diciamo me-stesso, io?

- Quella costante sensazione che tutte le cose e noi stessi possiedano un tipo di esistenza, è reale,  oppure c'è qualcosa di più sottile da conoscere?

Partite sempre dal vostro-esserci senza-psicologia, senza-pregiudizi...

Al giorno d'oggi la pratica presentata in questi termini sembra impossibile da applicare ad opera dei tanti fraintendimenti, errate valutazioni e strane autoillusioni-sentimentali sulla natura dell'IO/SE'/ANIMA/ATMAN/UOMO/JIVA/PURUSHA/UNO...

...quante illusioni per la nostra vita/cultura sono diventate importanti...

Baghavadgita Cap. XV,7

Un raggio di Me Stesso, eterno di vita, nel mondo delle vite,attrae i sensi , il sesto dei quali è la mente dimorante in Prakrti

 

Patanjali, Libro II, 54

  Svavishaya-asamprayogé chitta-svarupaanuk âra iva indryânâm pratyâhârah.

Quando il mentale cessa di identificarsi con il campo dell’esperienza  Allora accade come un riorientamento di Sé verso Sè

 

Libro II, 55

 Tatah paramâ vashyatâ indriyânâm

Così i sensi sono perfettamente controllati, da qui si accede ad un'altro livello di coscienza  quello della meditazione: Dhyana

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Immagine fonte: ls

martedì, 12 marzo 2013

Âsana: la pratica delle posture...

 Yoga Sutra, Patanjali, Secondo libro

Sàdhana PâdaIl libro della Strategia: la  terza sezione

Se le Due Anga, Yamas e Niyamas sono state ben assimilate, lo stato del Terzo Anga: âsana è facilmente realizzabile, ma se queste due fasi sono perlopiù indifferenti  al praticante dello Yoga allora la pratica delle âsana sarà un passaggio difficile. La pratica delle Yamas, Niyamas,delle âsana deve essere vissuta sulla propria pelle, nelle ossa, nel sangue solo così può diventare un’esperienza concreta. Âsana, è un equilibrio nell'ascolto dei due poli del corpo: il fare e il lasciare andare, tra sforzo e giusto-sforzo. Il corpo nella pratica delle âsana diventa particolarmente sensibile, la mente viene costantemente messa di fronte ad una scelta tra voler mantenere una postura o troppo rilassata o troppo tesa. Il lavoro di âsana porta ad uno stato di equilibrio dove il corpo viene a trovarsi in una grande immobilità, la mente è come sospesa,  il respiro e le sensazioni sono quasi impercettibili e in questo equilibrio-sospeso che gli opposti coesistono e viene a cessare una visione duale del mondo.

 I sutra che introducono âsana sono presentati nel secondo libro dall’aforisma 2.46 al 2.48: 

Yoga-Sutra, Patanjali

Secondo Libro, Sadhana Pada, La Via della strategia

2.46 – Sthirasukham âsana

Stabile e comoda il modo d’essere di: âsana

 

2.47 -  Prayatna-shaïtilya-ananta-samâpattibhyâm

Lo sforzo appropriato lo scioglimento delle tensioni inutili è il movimento verso l’assorbimento-contemplativo

2.48 – Tato dvandva-an-abhighâtah

Grazie a questo non si viene più disturbati dalle risonanze emozionali 

 

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venerdì, 08 marzo 2013

se davvero cambiare non è questione che ...

 

solo di un attimo...!

tao te ching

 (dipinto cinese sec. XVII)

 

 

Fare le cose quando devono essere fatte... questione  solo di un attimo... spesso però si tende a mantenere uno, due o più cose da fare e le si rimanda portandole avanti per giorni, perché ci infastidisce farle subito...  poi un giorno le facciamo e ... siamo lieti e stupiti dalla facilità con cui le abbiamo fatte, così ci accorgiamo come nella vita ci siano cose semplici che è possibile fare subito ed è un peccato rimandare ...

Avanzare su un cammino di ricerca spirituale chiede di lasciare andare  una certa tendenza abituale dei nostri pensieri ...e questo ci appare sempre  molto difficile...ma in realtà è questione solo di un attimo...

Per esempio ci diciamo: “se facessi più yoga, se praticassi di più la meditazione inizierei una vera e propria ricerca interiore...”  ma non lo facciamo ...rimandiamo per ...condizioni più propizie che sembrano non esserci mai…: o si è  troppo stanchi o non si ha abbastanza tempo, oppure si deve aspettare che determinate situazioni familiari si trasformino... e poi come fare se il proprio compagno non è un praticante?... e intanto il tempo passa...

 

Ricordo di aver letto di un Maestro che esortava i suoi allievi con queste parole:

 

"Meditate ora che siete giovani e in salute. Non aspettate quando sarete  vecchi e tremanti, perchè ora è più facile sedere in meditazione  e riuscire a concentrarsi... e ogni meditazione porta un poco più avanti nella pratica... "

 

La meditazione è per me il cuore della pratica e, naturalmente, ho meditato, ma avrei voluto fare di più e avere più tempo per meditare ogni giorno (un'ora o più) ma vi è stato un periodo che trovandomi a fronteggiare un quotidiano incalzante, o condizioni familiari non propizie o per stanchezza, il più delle volte rimandavo trovando così molti pretesti per convincermi che non potevo praticare in quelle condizioni...

Mi sembrava che praticare lo Yoga o la Meditazione avessero più effetto nel momento in cui non ero stanca o le condizioni attorno a me fossero più adeguate...questi argomenti mi sembravano molto veri e validi...così per qualche tempo misi da parte il cuore della mia pratica ma questo mi fece molto male, mi spezzò il cuore... La maliconia che mi attanagliava mi lanciò una sfida che, anche se mi sembrava difficile da superare,  raccolsi dicendomi: beh è lo stesso, inizio da oggi!

 

Smisi di rimandare, feci piccoli cambiamenti nella mia vita, molto piccoli: parlai con i miei familiari, imparai che una cena troppo pesante disturba la meditazione ed allora iniziai con cene più leggere... piccole cose ma tutte fattibili... con il tempo ho capito che il rimandare in attesa di una migliore condizione non avverrà mai e che a prescindere da tutto il cuore della mia pratica  è comunque sempre possibile...!

  

[…] Ciò che è calmo si mantiene facilmente

Ciò che non è ancora apparso si previene facilmente

Ciò che è fragile fonde facilmente

Ciò che è minuto si disperde facilmente,

Agisci prima che qualcosa sia; crea l’ordine prima che ci sia disordine

Un albero dello spessore di due braccia è nato da un pezzetto di filo; una torre di nove piani è uscita da un mucchio di terra: un viaggio di mille leghe ha inizio da ciò che sta sotto i piedi […]

 

Tratto da: Tao–Te-Ching, aforisma LXIV

 

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mercoledì, 06 marzo 2013

Pane al formaggio...

ok.JPGIngredienti:

3,5 etti di farina,

1 etto di parmigiano,

1 etto di provolone,

mezz'etto di pecorino,

30 grammi di lievito di birra,

2 cucchiaini da caffè di zucchero

2 uova,

1 patata lessata

sale e pepe

olio extravergine d'oliva.

 

Lavorazione:

 Impastate un etto di farina con il lievito sciolto in acqua tiepida zuccherata (2 cucchiaini da caffè di zucchero), formate una pagnotta e copritela con un panno, lasciatela lievitare in un ambiente caldo per circa 3 ore.

Quando la lievitatura è terminate preparate il resto dell’impasto.

Impastate la farina restante con due uova sbattute, una tazzina di olio d'oliva, sale non abbondante perchè il formaggio è salato, un bicchiere d'acqua calda e 1 patata precedentemente lessata e spezzettata, quando tutto è bene impastato aggiungete i formaggi nelle quantità indicate, unite l'impasto lievitato e impastare ancora molto bene.

Ricoprite una teglia con la carta da forno e mettete l'impasto nello stampo e infornate in forno caldo circa a 180/200 gradi per 30/40 minuti circa dipende dalle caratteristiche del forno .

Per capire quando è ora di togliere dal forno provate con uno stecchino se esce pulito é pronta!

 

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venerdì, 01 marzo 2013

Taittiriya Upanisad

upanisad,taittiriya

 

 

 

[…] distinto da questo [involucro] costituito di soffi vitali e posto più all'interno, c'è un involucro custodito di pensiero. Questo riempie il precedente, con la forma di un uomo. In conseguenza di questa somiglianza con l'uomo anche il secondo è simile a un uomo...[...] (continua a leggere)

 

 

 

Immagine: Dipinto Cosmologico (1750–1850 India Rajasthan)

 

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mercoledì, 27 febbraio 2013

Facendo girare la ruota del dharma...

shinkichi takahashi[...] un rilievo di pietra, non me ne stanco mai:
Buddha a grandezza naturale, col naso rotto,
i capelli a boccoli, gli occhi lune serene,
le dita schiuse nel mudra sul petto,
le gambe incrociate a loto. Sotto ogni braccio
scorre una linea rossa - caldo sangue.
Attorno all'aureola angeli tra i fiori,
ad ogni lato animali con le fauci aperte,
a guardia. Egli gira la ruota del tesoro.
Tremila anni da quando il Buddha
trovò la stella del mattino - ora
persino il sole è accecato dalla sua luce.

 
Shinkichi Takahashi (1901-1987)
(dadaista da giovane, anarchico poi, monaco poi, e poeta poi.In italiano si trovano alcune sue poesie su una antologia della Newton Compton intitolata Poesie zen, 1983).
 
Immagine fonte: ls

venerdì, 22 febbraio 2013

Il lavoro sapiente sulle energie-esistenziali: Breve introduzione #1

śarīrāḥ; kośa,vāyu,nāḍi,cakraśarīrāḥ; Kośa,Vāyu, Nāḍi, Cakra

 

 

C'è qualcosa di più sottile rispetto al corpo fisico?

 

Come comprenderlo?

 

Lo scopo dell’insegnamento nello Yoga in Ascolto dei Principi-energetici è quello di conoscere e capire i Principi-energetici e le pratiche dell’Hatha-Yoga come uno strumento di preparazione e supporto per la mente del praticante alla disciplina rigorosa del Raja-Yoga o Asthanga-Yoga (Yoga Sutra di Patanjali) nell’indagine  e lo sviluppo degli stati della meditazione profonda.

 

 

I Maestri delle Tradizioni orientali da millenni hanno compreso il corpo umano in modo molto diverso da come noi lo intendiamo attualmente. Gli Yogi intuirono che l’esperienza della persona-fisica è costituita fondamentalmente da una rete-di-energia-di-fondo che è responsabile di tutte le attività del corpo, della mente e del respiro e fa da ponte tra il corpo-fisico e il corpo-sottile o corpo energetico. Misero a punto una anatomia dettagliata di Principi-energetici, precisa, simbolica e non fisiologica: non c’è nel corpo materiale, eppure ne facciamo esperienza, suddivisa in:

     śarīrāḥ: 3 involucri energetici
     - Kośa:    5 involucri energetici compresi all’interno dei tre śarīrāḥ
     - Vāyu:   5 tipi  principali (su 10)
     - Nāḍi:   3 principali (Ida, Pingala, Susumna)
     - Cakra: secondo le scuole i principali sono individuati in: 5, 7, 8, 10, ecc...

śarīrāḥ; Kośa, Vāyu, Nāḍi, Cakra sono legati in una interdipendenza tra energia-sottile e grossolana che determina il nostro rapporto con il mondo, il nostro vivere quotidiano, il nostro domandarci o meno sul senso della vita attraverso stati:

        - agitati
        - sonnolenti
        - vigili
        - lucidi

In questi luoghi dellanatomia-sottile parlano tante voci, quando con la pratica si giunge alla capacità di mantenere la mente libera da queste voci, per un lungo periodo, allora si creano le condizioni appropriate per le energie-sottili.

Come ce ne accorgiamo?

Cosa accade nella mente e nel corpo?

 

A seguito dellintensità delle condizioni-appropriate nella mente si sperimenta grande calma e chiarezza, mentre il corpo assapora una grande-immobilità, da questo momento la pratica può prendere due direzioni:

1.  si resta in questo stato contemplandolo

2.  si orienta la propria pratica accedendo a dimensioni interiori più sottili e profonde come per esempio lindagine sul senso o non senso della vita, sulla vacuità o Śūnyatā. 

 

Nelle varie Tradizioni e Dottrine come nel Buddhismo, Induismo, Giainismo, Taoismo, Yoga, Tantrismo ecc... vengono utilizzati termini diversi per indicare il corpo-sottile o energetico, queste differenze non sono contraddittorie rispecchiano modalità di pratiche diverse fra loro.

La dinamica del lavoro che viene svolto attraverso varie tecniche è precisa e sapiente anche se ogni Tradizione ha le sue simbologie e varianti, ciò che è condiviso in tutte e particolarmente coltivato  è l’atteggiamento interiore del praticante che dovrà dimostrare: rispetto, devozione e abbandono.

 

Il corpo-sottile essenzialmente mostra la mappa del movimento dell’energia-esistenziale. Il fattore indispensabile perché questa pratica abbia effetto è il riconoscimento dei vari ambiti di cui è composta questa mappa, mantenendo la consapevolezza di come si muove nel corpo durante la pratica e nella nostra quotidianità, cioè essere consapevoli e mentalmente presenti quando si attiva il nostro sentire/patire, riconoscendone e decodificandone il linguaggio, imparando a distinguere il sentire psicologico/emotivo da un sentire che ha in sé la traccia di un significato esistenziale, in questo modo ne avremo esperienza  in carne e ossa e non si tratterà di fughe mentali o di andare in chissà quali altre dimensioni...!

 

Le difficoltà che si incontrano nella pratica personale sono dovute a  ciò che ognuno di noi porta con sé che impediscono in varie forme come: noia, sonno, improvvisi dolori fisici, sensazioni spiacevoli, paure, emozioni negative, il non trovare mai la propria pratica  passando da un corso ad un altro ecc…. di fare esperienza dell’intreccio profondo che vi è fra corpo, mente, respiro e vita!

Questo accade perchè l’unico stato che sappiamo cogliere e che riteniamo possa esserci è quello emotivo, sappiamo riconoscere nell’ansia solo ansia, nel panico solo panico, nella noia solo noia, nella stanchezza solo stanchezza ecc… mentre in tutte le nostre emozioni è possibile cogliere la traccia anche di un altro significato…

In Oriente l’aspetto del significato-esistenziale, quindi non solo psicologico, è stato preso in considerazione e molto sviluppato  mentre in Occidente è assente o è stato dimenticato?

 

Lascio rispondere a chi legge…

 

Ciò che in tutte le pratiche di qualsivoglia Tradizione è richiesto NON è di lasciare andare i conflitti (compito questo delle varie  psicoterapie…) ma all’interno del conflitto riprendere un contatto non emotivo con uno spazio-interiore prendendo in considerazione quel sapere-antico proprio della conoscenza-intuitiva che è innervato, innestato e fortemente relazionato con la persona e la vita.

 questa fisiologia sottile siete voi, non ha altre dimensioni,

solo voi con voi,

siete voi in questo momento!

 

La struttura del corpo-sottile è volta a portare il corpo, la mente e il respiro ad un particolare stato che permette di comprenderne il movimento ed interpretarne il linguaggio simbolico, è a questo punto che secondo la Tradizione che si pratica, verranno date indicazioni per ulteriori sviluppi per una pratica-profonda.

 

Nell’azione dello Yoga in Ascolto con le âsana si orienta la consapevolezza e l'indagine dalla persona fisica, da ciò che è materiale ed esteriore, verso l'interiorità con posizioni specifiche in grado di agire sulla fisiologia-sottile.

Le tecniche delle posture sono utilizzate NON per avere una maggiore flessibilità, o per essere meno stressati (questi possono essere effetti per così dire collaterali) ma come un processo di pulizia/purificazione inteso a sciogliere nodi-di-tensioni. Si educa la mente alla capacità di invertire il flusso dell’attenzione canalizzando l'energia del corpo, della mente e del respiro verso l’interno creando l’opportunità per varchi di spazio del ritmo naturale del corpo, lasciando così che una immobilità particolare della struttura-fisica si manifesti. Dall’ascolto consapevole in questo stato si è in grado di  lasciar-essere un insolito silenzio: l'unione-con-il-sottile. Questa unione sarà la base per cogliere il filo di un percorso interiore spirituale ed esperienziale…attraverso l’aspetto successivo che è quello della meditazione.

Questo è il pensiero centrale della pratica sul corpo-sottile nello Yoga in Ascolto. Il cammino inizia ora…e non è da confondere con l’arrivo…!

  

Per la mia esperienza queste pratiche sono utili solo se si impara a riconoscerle vivendole sulla propria carne nella semplicità della nostra vita ordinaria, questo è il modo per non relegare la nostra pratica all’appuntamento settimanale nella sala di Yoga, ma farla entrare nel nostro quotidiano. Se ben utilizzate sono strumenti eccezionali ma possono rivelarsi anche molto pericolosi per gli accenti potenti che possono indurre in soggetti non adeguatamente preparati attraverso appropriate pratiche preliminari, per questo motivo le pratiche sulle energie-esistenziali devono essere  insegnate in una cornice di relazione col sacro, attraverso un rapporto di assoluta fiducia col Maestro, il quale decide, quando e se dare all’allievo istruzioni specifiche per salti di consapevolezza, per questa ragione nei prossimi articoli di presentazione degli ambiti sull’anatomia-sottile non verranno date indicazioni dettagliate sulle tecniche da applicare.

 

 

In principio l’Anima universale, che trascende ogni forma d’esistenza  e la cui essenza è fatta di conoscenza si muoveva sulle acque  come brezza leggera,

in essa per primo si manifestò l’ego,radice di tutto,

in cui si bilanciavano le tre qualità di Luce, d’Energia e d’inerzia, ne nacquero i cinque elementi sottili e i cinque grossolani che ‘evolsero dall’uovo originario;

e quando un tal complesso è toccato dalle gioie e dai dolori del vivere

lo si chiama Jiva,cioè anima individuale!

 

Tratto da: Le Upanisad dello Yoga, a cura di Jean Varenne,

Yogatattva, aforisma 10-11

Ed.Oscar Mondadori, 1988, pag.55

 

 

 

 (seguiranno articoli su ogni  aspetto del corpo sottile)

 

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mercoledì, 20 febbraio 2013

Castagnole...i dolci della tradizione romagnola...

 

025_ok.JPGIngredienti:

500 gr di farina

150 gr di zucchero

4 uova

1 bustina di lievito per dolci

1 bustina di vanillina

40 gr di ricotta

1 litro olio per friggere

Alchermes

 

 

 

Lavorazione

Su di un tagliere amalgamate bene  la farina con lo zucchero, la vanillina e il lievito, fate al centro una fontanella in cui successivamente verserete il composto di uova e ricotta.

A parte in un piatto incorporate le uova e la ricotta mischiando  fino a quando il tutto è ben amalgamato, versate il composto nella  farina e impastate fino ad ottenere una pagnottina.

Ora prendete dei piccoli pezzetti di impasto e con le mani fate delle palline non molto grandi.

Quando avete terminato iniziate a friggere.

E’ importante che le castagnole galleggino nell’olio di frittura.

Al termine spruzzate del rosolio e cospargetele di zucchero!

 

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venerdì, 15 febbraio 2013

il Mahâ-Bhârata ...

 mahâ-bhârata,bhagavad-gîtâ

(immagini tratte dal Film di Peter Brook "Ma-Bhârata")

La Bhagavad-Gîtâ è un capitolo che fa parte del grande Poema Epico indiano Mahâ-Bhârata che narra la guerra tra due famiglie reali Pandava e i Kaurava. Al fine di rendere più concreto il contesto da cui è tratta la Bhagavad-Gîtâ, pubblico il Cap.22 - Nella foresta, tratto dal Mahâ-Bhârata, che è, dal mio punto di vista, una bella introduzione alla saggezza della Bhagavad-Gîtâ.

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 […] La mattina seguente i fratelli si sedettero davanti ai fuochi sacrificali ed offrirono preghiere ai deva. Poi chiesero ai bramini di benedirli e di permettergli di partire. Yudhisthira disse: “Siamo stati derubati del regno, delle ricchezze e di tutto ciò che possedevamo. O grandi saggi non saremo in grado di mantenervi come sarebbe nostro dovere. Nella foresta dovremo sopravvivere di frutti e radici selvatiche, e la giungla è piena di animali feroci e di serpenti. Vi prego, tornate a Hastinapura, non voglio essere la causa delle vostre privazioni”. Shaunaka, il capo dei bramini, rispose: “O re, noi verremo con voi, non preoccuparti di come sopravvivremo. Ci procureremo il nostro cibo, e saremo felici di una vita di ascesi. Con le nostre preghiere e meditazioni, vi faremo del bene e vi intratterremo recitando le sacre scritture”. “non ho esitazioni ad accettare la tua offerta, “ rispose Yudhisthira, “sono sempre felice di essere in compagnia dei bramini. Tuttavia ora siamo poveri, e io mi sento indegno”. Yudhisthira si sedette e si prese la testa fra le mani. A Indraprastha manteneva centinaia di migliaia di bramini, e adesso non poteva nemmeno procurare il cibo a pochi di loro.

Shaunaka lo consolò citando i sacri Veda. “Mille cause di dolore e cento cause di paura affliggono gli ignoranti, ma non affliggono coloro che sanno. O re, tu che conosci le eterne verità dei Veda, non farti abbattere dai rovesci della fortuna. Adesso riprenditi e richiama alla mente quella saggezza, o Yudhisthira.” Aggiunse che l’attaccamento alla materia è la radice della sofferenza. Un focherello nel cavo di un albero lo consuma fino alle radici, e così anche un piccolo attaccamento, se viene alimentato, può distruggere un uomo. Il desiderio di ricchezza è il peggior nemico dell’uomo. La felicità viene dall’accontentarsi, mentre la lotta per la ricchezza, la fama, il potere e le questioni d’amore, creano legami e infine fanno soffrire. “Pertanto, o re, non desiderare nulla, non voler accumulare ricchezza, nemmeno per scopi virtuosi. E’ meglio non aver mai toccato il fango che lavarlo via quando se ne è ricoperti. Se vuoi innalzare la tua virtù, libera il tuo cuore dal desiderio di ricchezza.”Yudhisthira era perplesso. “O Rishi, non desidero nulla per me, vorrei solo avere sufficienti ricchezze per mantenere i bramini. Che scopo può avere la vita del re se non riesce a prender cura e mantenere coloro che dipendono da lui?”

Shaunaka disse che anche gli uomini pii possono venire sopraffati dai desideri quando sono nel mondo e si godono i suoi piaceri. Yudhisthira aveva già vissuto il successo, e adesso avrebbe dovuto concentrarsi nelle sue pratiche di yoga e di austerità, senza attaccamenti e desideri materiali, per ottenere il pieno successo spirituale.  (continua a leggere)

 Tratto da: Il Mahâ-Bhârata,Nella Foresta, cap.22

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mercoledì, 13 febbraio 2013

Lo sviluppo degli Yamas: le cinque virtù per la mente

La prima Yama: Ahimsâ

 L’attitudine rispettosa

Yoga-Sutra, Patanjali, Secondo Libro, Sàdhana Pâda, La Via della strategia

                  2.35 –Pratishthâyam tat-samnidhan vaïra-tyâgah.

                            La vicinanza al senso-di-Mistero comporta la separazione dall’ostilità,

                            e il  radicarsi nella naturale propensione di non-aggressività.  

Ahimsâ include una sfera molta ampia di situazioni. Ahimsâ si pratica con sé, con gli altri, con la famiglia, al lavoro, nell’alimentazione, ecc…Quando si pratica âsana e Prànâyâma nel rispetto del proprio corpo, senza forzature e in ascolto questo è un aspetto di Ahimsâ. Si tratta dell'importanza di un atteggiamento interiore. Se qualcuno vive in uno stato di non-violenza, vale a dire di non-giudizio, rispetto per gli altri, influenzerà chi gli è accanto, e sarà molto difficile essere aggressivi con lui o anche semplicemente in sua presenza. (continua a leggere) 

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venerdì, 08 febbraio 2013

La Saggezza dell' Ascolto nella pratica dei Bandha...

 

introduzione alla tecnica di base

 Quando praticare i Bandha?

Perché concentrare l’energia?

  Bandha

Credo che esista una notevole confusione riguardo la pratica dei Bandha, e forse può essere utile farne qualche accenno secondo l'insegnamento che io ho ricevuto. I Bandha che qui presento sono una introduzione alla tecnica di base accessibile da un primo livello avanzato nella pratica dello Yoga in Ascolto. Il livello successivo più profondo non verrà trattato in questo e negli articoli successivi in quanto si tratta di aspetti iniziatici e accessibili solo tramite un Maestro, non sono indicazioni, almeno per quanto mi riguarda, che possono essere trasmesse on-line. La pratica dei Bandha è una pratica molto antica dello Yoga, e secondo il metodo che io ho appreso viene insegnata direttamente dal Maestro e solo ai praticanti di livello Avanzato, che non significa aver praticato tanti anni e conoscere tutte le âsana ma essersi inoltrati profondamente nell’educazione all'ascolto del corpo e della coscienza. I Bandha sono un ulteriore perfezionamento della pratica dello Yoga che servono per sigillare il Prànâ all'interno del corpo attraverso l'unione dei Vayu (lett: il vento interno) il flusso di energia viene incanalato e contenuto in una determinata zona del corpo e quando il Bandha è rilasciato l’effetto che si ottiene sul corpo è di un potente aumento energetico che coinvolge il corpo e la mente su di un piano sottile.

Nello Yoga sono indicati 10 flussi principali di energia vitale del corpo sottile, di cui 5 sono i più conosciuti: Prànâ, Apana, Vyana, Udana, Samâna, che trovano naturalmente il loro posto quando sono utilizzati nella struttura delle âsana intensificandone gli effetti, ma è quando sono associati al Prànâyâma che diventano più significativi, perché attraverso l’utilizzo di tecniche di Prànâyâma è possibile spostare/direzionare/unire i Vayu come per esempio il Prànâ-Vayu verso l'Apana-Vayu e viceversa coinvolgendo in questo modo il corpo-sottile. Anche se questa pratica ha degli effetti benefici sulla condizione fisica in generale è bene ricordare che lo scopo è di indurre l’unione dei Vayu per un cambio di stato della mente per permetterle di restare focalizzata, senza esitazioni, sul tema di ricerca del praticante finalizzato non ad un benessere fisico ma agli aspetti molto sottili e insospettati della ricerca interiore. Questo è il motivo per cui è necessario che l'allievo abbia acquisito la capacità e sviluppato maturità di ascolto :

    -  in âsana

    -  in meditazione

   - nel Prànâyâma

  -  nello studio dei testi della Tradizione seguita per lo  sviluppo di Viveka (ciò che permette la discriminazione per l’indagine sottile) 

solo quando il praticante riesce a creare lo spazio-dell’ascolto (che non è la soluzione ma solo uno stato) gli sarà possibile cogliere il dispiegarsi dei significati dello Yoga.

La parola Bandha è un termine tecnico dello Yoga che ha vari significati: catena di collegamento, serratura, legame, vincolo, restringere, contrazione, blocco, sigillare. Ci sono quattro Bandha principali ma i più conosciuti sono i primi tre:

1.  Jālandhara-bandha Mudra

2.  Uḍḍiyāna-bandha Mudra

3.  Mūla-bandha Mudra

4.  Jivha-bandha Mudra

5.  Maha-Bandha(quando i tre  principali Bandha sono praticati assieme). 

Azioni sul corpo:

1.   Jālandhara-bandha Mudra: rotazione del mento verso la gola per la chiusura della gola

2.  Uḍḍiyāna-bandha Mudra: innalzamento e retrazione del diaframma

3. Mūla-bandha Mudra: chiusura dell’ano a seguito della retrazione dei muscoli del perineo

     Azioni sui Cakra

1. Jālandhara-Bandha Mudra: Vishuddi-Cakra - Gola

2. Uḍḍiyāna-Bandha Mudra: Manipura-Cakra Plesso solare

3. Mūla-Bandha Mudra: Mūladhara-Cakra - Perineo

Affinando la pratica dei Bandha  ci si accorgerà che quando si lavora su di un solo Bandha anche gli altri reagiscono anche se in minima parte. È necessario rispettare il corpo non forzarlo e lasciare che naturalmente ci guidi all'attivazione dei Bandha, a livelli ulteriori di pratica-avanzata non si tratterà più di applicare una tecnica, cioè di fare qualcosa, ma di un lasciar-accadere/lasciar-farespontaneo, questo è il motivo per cui ci vuole maturità di ascolto nella pratica di âsana e del Prànâyâma. Nella pratica in Ascolto dei Bandha si attribuisce un grande valore all'accostarsi alla pratica con un atteggiamento di:

        - attenta investigazione

        - un vedere diretto

       - un sentire immediato.

Quando il corpo è legato dall'immobilità dell'equilibrio delle energie-sottili la mente non ha più potere su di esso e si acquieta, si mette da parte, è allora che nel guardare noi stessi, al nostro cuore, alla mente e al corpo con questa qualità di mente, la percezione non è più velata dalle credenze abituali, ed è presente ciò che viene chiamata saggezza, allora sarà possibile un modo di approcciarsi alla domanda “chi sono io?” per ciò che è... Solo con una mente educata alla capacità-di-ascolto è possibile iniziare una indagine sottile su noi-stessi in modo da riconoscere e dare valore a ciò che può dapprima apparire insignificante e semplice. Non dimenticate che la pratica dei Bandha è una cosa molto seria e profonda: abbiatene cura!

 (seguiranno altri articoli sui singoli Bandha) 

 abbiate sempre presente che questa pratica sottile

 siete voi, non ha altre dimensioni

solo voi con voi

 

siete voi in questo momento!

 

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martedì, 05 febbraio 2013

101 Storie Zen: 36. Pioggia di fiori

 

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 Subhuti era discepolo di Buddha. Era capace di capire la potenza del vuoto, il punto di vista che nulla esiste se non nei suoi rapporti di soggettività e di oggettività. Un giorno Subhuti, in uno stato d'animo di vuoto sublime, era seduto sotto un albero. Dei fiori cominciarono a cadergli tutt'intorno.

«Ti stiamo lodando per il tuo discorso sul vuoto» gli mormorarono gli dèi.

«Ma io non ho parlato del vuoto» disse Subhuti.

«Tu non hai parlato del vuoto, noi non abbiamo udito il vuoto» risposero gli dèi «Questo è il vero vuoto». E le gemme cadevano su di lui come una pioggia.
 

Tratto da: 101 Storie Zen

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giovedì, 31 gennaio 2013

Scheda tecnica n.30

Chandra Namaskara #1

Il rituale del saluto alla luna

Breve introduzione

luna.jpg

 

Chi pratica lo Yoga ha conoscenza dei vari  rituali del saluto al sole (Surya Namaskara) mentre meno conosciuto è il rituale del saluto alla luna(Chandra Namaskara ).

La parola Chandra significa luna. Così come per il rituale del saluto al sole ne esistono molte varianti.  (continua a leggere)

 

  

 

 

 

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venerdì, 25 gennaio 2013

Ghî o ghee (in sanscrito ghrita): il burro chiarificato

Inanzitutto cos'è?

ghî,ghee,burro chiarificatoSi tratta del burro ripulito da tutti gli altri componenti al fine di mantenere il grasso puro. E' un grasso salutare che dà un sapore molto delicato al cibo,  ha un gusto diverso rispetto al burro e può essere conservato per molti mesi a temperatura ambiente.

Ingredienti:

·     500 gr di burro biologico, senza conservanti. (si riduce molto di volume, con questa quantità ne rimane l'equivalente di un vasetto grande di marmellata)

Esecuzione:

Per preparare il burro chiarificato, prendete del burro senza conservanti e non salato, spezzettatelo così si scioglie in modo più uniforme, mettetelo in un tegame di terracotta e fatelo sciogliere a fuoco molto lento dall'inizio alla fine, preferibilmente a bagno-maria.

Quando il burro è completamente fuso (non deve friggere) vedrete che le impurità cominciano a formare in superficie una schiuma, rimuovetela delicatamente con un piccolo cucchiaino facendo molta attenzione a non mescolarla con il burro chiarificato. Ripetete questa operazione uno o due volte al massimo.

Assicuratevi che non diventi scuro.

Quando non vi è più nulla da rimuovere e resta un liquido molto chiaro trasparente e dei residui ai lati e sul fondo del tegame, allora il Ghee è pronto, toglietelo dal fuoco e lasciatelo raffreddare un poco.

Versatelo in un barattolo di vetro e per togliere gli ultimi residui Per togliere i residui filtratelo con un telo di mussolina e...

Il tempo di cottura dipende dall'intensità del fuoco e dalla qualità del burro.

Conservate il burro in un vasetto di vetro asciutto e ben pulito. Il burro chiarificato ha consistenza semisolida,  va dal giallo chiaro al color crema a temperatura quando vi è una temperatura al disotto dei 25°C. A temperature più calde è trasparente e appare come gli altri olii da cucina.

 

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mercoledì, 23 gennaio 2013

101 Storie Zen: 32. Una scheggia di tempo, una grande gemma

Un signore pregò Takuan, un insegnante di Zen, di suggerirgli come potesse trascorrere il tempo. Le giornate gli sembravano molto lunghe, mentre assolveva le proprie funzioni e se ne stava seduto e impettito a ricevere l'omaggio della gente.

Takuan tracciò otto ideogrammi cinesi e li diede all'uomo:

Non si ripete due volte questo giorno
Scheggia di tempo grande gemma.
Mai più tornerà questo giorno.
Ogni istante vale una gemma inestimabile.

Tratto da: 101 Storie Zen

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venerdì, 18 gennaio 2013

Il mezzo per lavorare sulla mente, oltre al pensiero

il Prànâyâma durante una camminata

 

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Perché si può lavorare sulla mente con cose diverse dalla mente, dai pensieri?

Gli orientali paragonano la mente a uno stagno: se è agitato, non riflette le forme esteriori. Se la mente è piena di immagini, non può percepire fedelmente le cose. Per pulire la mente inventarono gli esercizi di respirazione che conosciamo come Prànâyâma In un'altra metafora si paragona la personalità a uno specchio. L'errore sta nel confondere queste immagini passeggere ed esteriori con l'io-profondo, nel confondere l'ego con la personalità.

Per fare questo genere di lavoro ci vuole tempo e con i ritmi che la società al giorno d’oggi impone diventa sempre più difficile trovare degli spazi di riposo della mente, per questo vi propongo questo semplice esercizio di Prànâyâma che è possibile inserire in un qualsiasi momento della nostra vita, consiste di prolungare gradualmente e delicatamente il respiro semplicemente inspirando ed espirando lentamente e profondamente su molti passi.

Quando potrete concedervi una passeggiata provate ad eseguirlo durante la camminata...noterete come dopo qualche tempo come la mente e i sensi saranno predisposti in un atteggiamento di accoglienza degli stimoli esterni e così la percezione di un gruppo di alberi, del canto di un uccello ecc. Aprirà la  mente alla consapevolezza di quel contatto con il mondo attorno a noi che riflette qualcosa della profondità e solennità di ciò che ci circonda predisponendoci non solo alla contemplazione ma ad un interrogarci originario...

 

Per iniziare...

Queste indicazioni sono su di un respiro su 4 passi.

Iniziate contando le respirazioni questo permette più facilmente la concentrazione, mantenete il conteggio fino a quando il corpo non avrà integrato naturalmente il ritmo, quando vi sentite di lasciare il conteggio comunque verificate ogni tanto se state camminando sempre sul ritmo che vi siete dati..

  • Inspiro su 4 passi
  • Espiro  su 4 passi... e così via....

La respirazione in questo modo gradualmente diventa profonda e ritmata. Può essere che questo non sia il ritmo adeguato alla vostra respirazione, cercate il vostro ritmo  ed iniziate sempre senza forzare...

ricordate che in ogni atto respiratorio deve essere presenti gli aspetti di sthira e sukham (la stabilità e la delicatezza che rende possibile la sensazione di riposo)

 

Ulteriore sviluppo...

Quando il ritmo che avete scelto è diventato per voi naturale, che significa avere una   respirazione fluida, non frammentata con i battiti del cuore calmi e regolari allora potrete aumentare i passi regolandovi in questo modo:

  • Inspiro 6 passi
  • Espiro 9 passi

E' importante che il respiro resti sempre in una condizione non disturbata durante tutta la durata della pratica. Può accadere che per prolungare la respirazione si tenda a  bloccare il respiro, non fatelo: questo è il contrario di ciò che stiamo cercando!

Se forzate la respirazione il diaframma ed i muscoli della respirazione si contrarranno tendendosi, lasciate che la capacità respiratoria si sviluppi gradualmente con la semplice ripetizione della pratica.

Il respiro si approfondirà e si prolungherà nel rilassamento  lasciandolo fare , naturalmente e senza forzature: accadrà da sé!

Lasciate fare: l'aria entra ed esce sempre più lentamente e sottilmente.

 

Effetti sul corpo

aiuta il rilassamento profondo dei muscoli e di tutti gli organi. Il sangue viene ossigenato e si allevia la stanchezza mentale. Aumenta la capacità respiratoria.

 

 

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Immagine fonte: ls

mercoledì, 16 gennaio 2013

Lo sviluppo dei Niyamas consiste in cinque processi...

 Il primo Niyama: Shauchât - Chiarezza con sé stessi

Yoga-Sutra, Patanjali: Secondo Libro,SàdhanaPâda, La Via della strategia

 

2.40 Shauchât svânga-jugupsâ parair a-samsargah

 La prima Niyama- Shauchât: chiarezza con se stessi. 

 Questa parola significa: pulizia,  purezza, chiarezza. Bisogna essere chiari con se stessi. 

 

La chiarezza può essere di due tipi: interna ed esterna, verso l'esterno evitando di produrre il male in ogni forma verso l'interno essendo chiari con sé stessi(continua a leggere)

 

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venerdì, 11 gennaio 2013

Reincarnazione o Rinascita?

 

Nell’India mistica induista si utilizza il termine Reincarnazione per indicare una essenza ultima (Atman) che si reincarna in un altro soggetto.

Nei “Buddhismi” è utilizzato sia il termine Reincarnazione che Rinascita. Per la mia esperienza ciò che in me risuona come vero e più adeguato è quest’ultimo termine, in quanto avverto come immediatamente direziona la mia mente non in una mancanza di IO, ma in una gettatezza, mentre con la parola Reincarnazione si trascina con sé l’idea del soggetto…di IO  e allora Rinascita di cosa?

Rinascita di cosa?

Di principi non dotati di soggettività  nell’eternità dell’impermanenza dell’istante che si propagano nella realtà nelle sue diverse forme e per questo in più persone … in un rinascere morire, rinascere morire ….

Cosa subisce il karma?

La realtà nelle sue molteplici forme…sempre per quello che io ho capito…

 

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mercoledì, 09 gennaio 2013

Mi hai insegnato...

 

Mi hai insegnato che abbandonarsi

è una scommessa

e la riuscita deriva dallo stupore

la conchiglia si meraviglia di se stessa

rivelando che all'interno non ha colore



toti scialoja

giovedì, 03 gennaio 2013

Scheda Tecnica n.29

 

supta vajrasana,torsione,varianteAmo utilizzare questa variante in torsione della posizione di Supta Vajrasana soprattutto quando non ho molto tempo per preparare la posizione seduta per la meditazione ma nello stesso tempo voglio avere un effetto energetico tale che mi permetta di restare in meditazione per un tempo lungo.

 

Questa variante della posizione agisce

  • sulla zona mediana del corpo all’altezza delle funzioni digestive

  • su Agni(AgnI: nello Yoga è il fuoco interiore l’energia che permette la digestione)

  • sul tratto inferiore dell’addome allungandolo delicatamente

  • sula gabbia toracica si apre e la respirazione trova un nuovo spazio (continua a leggere) 

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lunedì, 31 dicembre 2012

Auguri...

 

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I sensi sono il passaggio del percepire, NON sono il percepire, mettono in atto il percepire entrano in relazione con la percezione…ma

Chi vede?

Chi ascolta?

Che cosa percepiamo nella presenza dell’altro, del mondo, di ciò che ci circonda?

Il percepire viene raccolto dal senso di IO, ma che cosa ci deve essere affichè l’IO sia possibile?

Ci deve dunque essere in noi qualcosa, un punto, un luogo,una unità a partire dal quale noi abbiamo la pecezione di IO…spirito/anima/atman/il sapore nel cuore in un momento del raccoglimento, della meditazione, della preghiera, di un grande amore, della sofferenza, nel lutto…comunque lo si voglia chiamare è indifferente… c’è sempre e comunque è impossibile che non ci sia!

 Auguri di Buon Anno!

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martedì, 25 dicembre 2012

Cosa vuol dire Sādhana?

 

gli yoga.jpg

 

Sādhana viene dalla radice sadh, è una parola sanscrita che significa " metodo, sistema, insieme di pratiche associate che servono al praticante per la propria realizzazione spirituale”. si tratta di una pratica continua e personale, varia da persona a persona (il Sàdhaka-uomo, Sàdhika-donna, colui/colei che pratica la Sādhana) secondo le personali predisposizioni e inclinazioni. Nella tradizione Gurukula (parola sanscrita che significa “scuola del Guru”) la scuola dell'insegnamento orale da Maestro a discepolo. Ogni Sādhana varia secondo il percorso (Marga – Via) scelto dal Sàdhaka. Ci sono infatti diversi percorsi di Yoga, che tengono conto degli aspetti psicologici e delle predisposizioni degli individui.(per approfondire vedi: Perchè tante discipline di Yoga?)

E' ancora attuale una Sādhana, che significato può avere per noi oggi ?

Personalmente mi piace dire che la vita è una Sādhana, mi piace pensare che ogni opportunità, anche la più sgradevole, opportunità per avanzare sulla Via dello Yoga e della Meditazione.

Come sviluppare una Sādhana personale?

Per iniziare una Sādhana nello Yoga è necessario un lavoro assieme al proprio Maestro, e questo è per noi occidentali il primo ostacolo da superare perchè, se accettiamo che a scuola per imparare una materia ci sia bisogno di una persona qualificata che la insegni mentre quando si tratta di entrare nella propria interiorità per conoscerne il percorso,si ritiene, il più delle volte , di essere in grado di portarlo avanti da soli, ma il fai da te, in questo contesto non è possibile il rischio è quello di fare un minestrone-spirituale... (vedi Yoga e Meditazione fai da te)

Una Sādhana non è costituita dalla pratica delle sole asana ma comprende vari aspetti: pratiche respiratorie, Kriyā, meditazioni ecc, molti trascurano gli aspetti più ampi della Sādhana. Tante persone oggi pensano che fare una Sādhana Yoga sia “Io faccio yoga tre volte alla settimana, ogni Lunedi, Mercoledì e Venerdì!", se correttamente intesa, usciti dalla sala di pratica non è terminata la Sādhana, perchè è qualcosa di onnicomprensivo e coinvolge tutto il nostro modo di vivere.

Vi invito fin da subito a prendere in considerazione la Sādhana nello Yoga come qualcosa di molto di più delle pratiche fisiche e delle tecniche che vengono fatte, ma le vostre introspezioni, i momenti di intuizione lungo il percorso dello yoga....sono una Sādhana lungo la strada... Provate a considerare la Sādhana nello Yoga come il crescente sforzo verso una maggiore consapevolezza di ogni vostra azione o inazione, delle vostre parole e delle emozioni non dette, dei processi di pensiero che si trovano dietro a tutto, quando si legge, si ascolta della musica, si lavora ecc....

Un esempio di Sādhana giornaliera potrebbe essere:

  • la pratica di Asana secondo il tempo che si ha a disposizione (non è necessario fare una intera sequenza, va bene anche una sola asana se si pratica con un atteggiamento di ascolto!)

  • un momento di attenzione al respiro con un breve Pranayama (5, 10, 15 minuti?)

  • un momento di meditazione (10,15, 20 minuti?) al mattino o alla sera

  • una lettura (al mattino al risveglio,alla sera prima coricarsi, durante la giornata)... anche breve (una sola frase?) evocativa da un testo ispirato...

  • un momento di attenzione nello svolgimento delle azioni quotidiane in tutti i contesti

In una Sādhana ciò che conta non è la durata ma la determinazione nel praticarla in un tempo lungo con un atteggiamento di ascolto... e tutto questo può divenire parte di un percorso di natura religiosa o inteso come un insieme di strumenti per migliorare la propria qualità di vita quotidiana...dipende dalla vostra inclinazione interiore...

Buona pratica!

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giovedì, 20 dicembre 2012

Scheda tecnica 28.3

Ardha Chandrasana in ginocchio con stiramento laterale #3

026 OK.JPG

 

Finora sono state presentate due âsana del concatenamento:

 

      1.   Ardha Chandrasana in ginocchio#1

 -         Scheda Tecnica n.28.1

 

     2.   Ardha Chandrasana in ginocchio con stiramento    laterale#2

           Scheda Tecnica n.28.2

 

 

 

Con questa terza scheda presento l’ultima asana del concatenamento: Ardha chandrasana in ginocchio con stiramento laterale#3 (continua a leggere) 

 

venerdì, 14 dicembre 2012

Lo sguardo straniante nella danza Odissi di...

 Sanjukta Panigrahi...

 

 Sanjukta Panigrahi - Odissi - Ardhanareeshwara Stuti (1/3)

 

 

 

Il mio primo incontro con la danza indiana avvenne nel 1988 al  Festival del Teatro di Sant'Arcangelo di Romagna .Sul palco si esibiva in una danza Odissi Sanjukta Panigrahi (1944-1997). Danza difficile da comprendere, dallo sguardo-straniante, l’impressione che ne ebbi fu chiara da subito: mi si stava spalancando un intero universo, fu come se si fosse scavato uno spazio nella mia anima. Per la sua creatività, talento e forza intellettuale Sanjukta Panigrahi, detentrice di un profondo sapere, fu una delle più grandi danzatrici che lIndia ebbe. Il suo stile era lOdissi, la danza nello stile classico Bharatanatyam della scuola di Rukmini Devi dello stato dellOrissa.

 

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La Danza Odissi

Un evento di un certo spessore, che si richiama anche alla riflessione sul fare teatro dell’avanguardia, che privilegia linguaggi esotici o difficili (ricordiamo a questo proposito la fascinazione che ebbe su Antonin Artaud l’impatto con la trance dei danzatori di Bali nel 1931), è stato lo spettacolo di Danza Odissi di Sanjukta Panigrahi, non nuova a questo genere di sperimentazioni per aver partecipato nel 1981 alla scuola degli attori promossa da Eugenio Barba a Bonn. Ciò che è particolare della Danza Odissi è da un lato la presenza in scena dell’ensemble di musicisti di Ragunath Panigrahi, marito della danzatrice, che accompagna le danze epiche il cui repertorio è tratto dai poemi classici del Ramayana e del Mahabharata e dagli inni poetici del Riqveda; dall’altro lato, la matrice devozionale (sulla sinistra viene posta la statua di un dio; la danza è nata insieme al culto di Shiva). Lo spettacolo si è svolto il 6 luglio nello Sferisterio, all’aperto, su di un palcoscenico nudo, a parte gli elementi di cui abbiamo parlato, sotto le stelle; e veniva da pensare a quel passo di uno dei pochi saggi di Walter Benjamin che si possono leggere con interesse, quello sulla Facoltà mimetica (Das Mimetische Vermögen, 1932), in cui si parla di "residui di un’antica facoltà ricettiva e produttiva, magica ed immediata", di "somiglianze immateriali" che definisce "facoltà mimetica". Più oltre:

leggere ciò che non è mai stato scritto. Questa lettura è la più antica: quella anteriore ad ogni lingua dalle viscere, dalle stelle, alle danze. Più tardi si affermarono anelli intermedi, rune e geroglifico. E’ logico pensare che queste furono le fasi attraverso le quali quella facoltà mimetica che era stata il fondamento della prassi occulta fece il suo ingresso nella scrittura e nella lingua. Così la lingua sarebbe lo stadio supremo del comportamento mimetico e il più perfetto archivio di somiglianze immateriali.

Quindi, il giorno successivo, la Panigrahi ha spiegato il funzionamento di questa danza, originaria della regione dell’Orissi, a sud di Bombay. Le prime testimonianze risalgono al II secolo a.C.; si trattava di una danza che faceva parte degli aspetti rituali più importanti del servizio nei templi, e così continuò fino al XVI secolo. Quindi i ragià portarono le danzatrici del tempio all’interno delle corti regali, e da questo momento, ha raccontato la Panigrahi, le danzatrici vennero viste male a causa della corruzione delle corti. Si diffuse quindi il culto del dio Visnu, e ci furono anche dei danzatori bambini travestiti. Quindi alcuni danzatori, per far rivivere questa danza, lessero gli antichi manoscritti e si rifecero alle illustrazioni, numerosissime, di questa danza sui templi.

Sanjukta ha quindi narrato le prime lezioni, quando le fu insegnato a sedersi, con la schiena che prolunga la linea del coccige e le ginocchia che toccano terra, a fissare un punto per una settimana, anche se alla piccola Sanjukta sembrava meditazione e non danza, a dare potere allo sguardo; gli otto movimenti degli occhi in accordo con la positura delle mani in cui si fanno vibrare le dita, in modo da imparare a fare due cose nello stesso tempo; i 9 movimenti del collo, che si adattano al personaggio, alla circostanza, alla situazione; da questi elementi si origina una combinazione di 150 gesti. Seguono i mudra, o gesti di una mano, che sono 28; tra quelli con due mani c’è anche quello famoso del saluto, che con le mani unite sopra la testa è per il tempio, davanti alla testa è per il maestro, davanti al petto per tutti. Vi sono poi altri gesti che riguardano i piedi e tutto il corpo. Ciò che è importantissimo è il ritmo della musica, che si ripete doppio, poi triplo, per decelerare nello stesso ordine, che è poi quella strana fascinazione di scatti simmetrici improvvisi che colpisce anche lo spettatore occidentale. In conclusione, la danzatrice non ha dimenticato di soffermarsi sulle piroette (fra cui quella di 360° su se stessi su di un piede), sui trenta tipi diversi di camminate (ci sono variazioni anche da regione a regione) e sui nove caratteri base della danza indiana, che sono: amore, riso, pathos, ira, eroismo, paura, disgusto, sorpresa, meraviglia, tranquillità.

(tratto da: Il margine )

 

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mercoledì, 12 dicembre 2012

101 Storie Zen: 52. La tua luce può spengersi

Uno studente di Tendai, una scuola filosofica di Buddhismo, andò come allievo nella dimora Zen di Gasan. Alcuni anni dopo, quando stava per partire, Gasan lo ammonì:

«Studiare la verità speculativamente è un utile modo di raccogliere materiale per la predicazione. Ma ricordati che se non mediti costantemente, la tua luce di verità può spengersi».

 

Tratto da: 101 Storie Zen

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giovedì, 06 dicembre 2012

Attraversare le stagioni con...

 

lo Yoga e l’Ayurveda: l’Inverno - #2

 

inverno,yoga,ayurvedaDurante tutto l'anno, la pratica al mattino è l'ideale. Ma se questo non è possibile, la pratica, alla sera aiuta a rigenerare e ricaricare di energia positiva e prepara una buona notte. (vedere anche Scheda Yoga e Inverno#1).

Prànâyâma: In inverno un Prànâyâma come

 

 

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venerdì, 30 novembre 2012

Hari-kuyo 「針供養」

 

la cerimonia di addio agli aghi vecchi o rotti

 aghi.jpg

Quanti di noi nel gettare via oggetti consunti dall’uso e che hanno circondato la nostra quotidianità per lungo tempo sono stati dominati da un ricordo nostalgico nel pensare alle circostanze e al periodo in cui furono utilizzati ?

In Giappone esiste un rituale Hari-Kuyo in cui le credenze animiste radicate nella religione Shinto del Giappone si fondono con i riti buddisti risale all’epoca Edo e si svolge l’otto dicembre, in cui gli aghi da cucito, aghi dalla cruna rotta, aghi spezzati, piegati dallo sforzo, vecchi, vengono infilati nelle torte di tofu e di riso mochi e poi portati ad un Tempio per venire offerti ritualmente con la finalità di ringraziare gli aghi per il lavoro svolto (questo riflette la convinzione Shinto che tutti gli esseri viventi e gli oggetti hanno un anima e spirito). Mi commuove profondamente il pensiero di come queste persone dedicano tempo e un viaggio verso il Tempio ad un oggetto che ha lavorato per loro a lungo…,

Osservo la copertina tutta rovinata del libro che più di tutti accompagna la mia vita, il cellulare tutto rigato, la custodia lisa del pc portatile e mi dico che tra tutti gli oggetti quelli più consunti, sono proprio quelli che di più raccontano di me….

E allora cogliamo  lo spunto del dono di questa tradizione che ci riporta a dare più importanza a ciò che ci accompagna nella vita di tutti giorni facendo anche noi un gesto di riguardo prima di gettarli via,  soffermandoci in un nostro personale rituale di ringraziamentoperché  le  cose che ha lungo abbiamo avuto per le mani, sebbene senza un’anima, ci sono care…

 

Immagine fonte: Hari-kuyo

 

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