I limiti della conoscenza umana nelle Upanishad…

 i testi sacri dell’India Mistica

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Lo scrittore delle Upanishad cerca di eliminare la divisione soggetto/oggetto per ricondurre tutto all’Unità. Si sforza di comunicare al lettore la sua intuizione: esiste un Tutto-Indiviso, un Tutto-Indivisibile, e che la prima e più importante divisione che sperimentiamo è proprio quella tra il soggetto (l’essere cosciente che conosce) e l’oggetto (ciò che è percepito). Cerca un Principio-primo, un Principio che per essere tale deve implicare l’Unità-del-Tutto che ci circonda, compreso il soggetto!

Le Upanishad costituiscono la parte conclusiva dei Veda. La loro datazione è incerta pare che risalgano ad un periodo compreso tra il 700 e il 300 A.c… Sono trattati di estensione variabile, appartenenti ad epoche diverse, in prosa e in versi, alcune miste. Sono dedite ad indirizzare l’aspirante, alla verità trascendente, attraverso l’ascolto delle verità supreme, che vertono: su quale sia l’origine e il destino dell’uomo, quale ragione regga le varie vicende dell’esistenza, quale sia il fondamento ultimo dell’universo e della vita. Da una spiritualità legata alla ritualità dei Veda (insieme di testi d’estrema importanza presso la religione induista), alla magia, ai sacrifici, alle formule magiche, con le Upanishad avviene il ripiegamento dell’asceta in se stesso, per cercarvi il Divino. avviene il passaggio alla conoscenza di sé. Il termine, nell’interpretazione che per lungo tempo ha goduto maggior fortuna e che s’attiene al significato più evidente (upa-nishad = sedersi vicino) sembra alludere al carattere esoterico dell’insegnamento, trasmesso dal maestro al discepolo che, avendone le qualificazioni, gli sedeva vicino.

Sono state composte da autori-ispirati, ed appartengono alla letteratura rivelata o sruti (lett.: “ciò che è stato udito”). Le Upanishad, se in un certo senso rappresentano la continuazione del culto vedico, in un altro senso, costituiscono una risposta alla religione dei Brahmana, sono le meditazioni dei filosofi e contengono la base spirituale di tutto il successivo pensiero dell’India. La sintesi di tutte le Upanishad si può concentrare in una frase: Tat Tvam Asi – Tu sei Quello, l’inconcepibile, il privo di forma, il Brahman che solo noi possiamo realizzare, utilizzando la discriminazione, per sfondare il muro dell’illusione: il velo di Maya.Il loro insegnamento mistico è stato a lungo tenuto segreto, ed era riservato soltanto ad un’elite spirituale. Maestri e discepoli si trovavano nelle foreste, al riparo dal mondo attivo, per studiare le dottrine di saggezza e di liberazione.

Si conoscono oggi 108 Upanishad, oggetto di commenti famosi, essi stessi diventati classici, fra queste, 10 sono considerate come le Upanishad principali :

  1.   Isha
  2.   Kena
  3.   Katha
  4.   Aitareya
  5.   Brhadaranyaka
  6.   Prasna
  7.   Mandukya
  8.   Taittiriya
  9.   Chandogya
  10.   Mundaka.

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Immagine: Om – Aum

I limiti della conoscenza umana nelle Upanishad…ultima modifica: 2007-10-15T08:00:00+02:00da loresansav1
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