Il Maestro Franco Bertossa…

 Essere – nulla. Il divario incolmabile e l’illuminazione …

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Il Maestro Franco Bertossa

[…] perché esistere si mostri come un fatto non banale, dobbiamo provare a porci nel divario incolmabile. Divario incolmabile tra niente e qualcosa. Qualsiasi cosa sia, qualcosa è il contrario di niente. Niente –qualcosa ¨ in mezzo un divario incolmabile”.

Cosa vuol dire “divario incolmabile”?

Vuol dire che in mezzo non ci possono essere un’origine, una ragione, un significato, un senso, una destinazione, un fine di quel che esiste […] tra il niente di tutto e il qualche cosa il divario incolmabile. […]

Quando la mente realizza il divario incolmabile , e perciò l’infondatezza dell’essente, quando veniamo colpiti, percorsi dall’irruzione della consapevolezza di questo, restiamo senza fiato e la ragione vacilla . […] Questa è la presa di coscienza preliminare, il tessuto base dell’illuminazione, fonte del problema e premessa della soluzione. Quel che risulta poco comprensibile all’occidentale è che non basta l’informazione di questo per prendere coscienza: se fosse così non si parlerebbe neanche di illuminazione, sarebbe sufficiente leggere un libro, dialogare, e tutti , prendendo atto dell’informazione che l’universo esiste, che noi esistiamo, che tutto questo si sta dando invece che no, si illuminerebbero. […]

Averne nozione non basta.

Non intendo con questo sostenere che l’illuminazione a riguardo l’abbiano avuta solo gli orientali  […] ma gli orientali tradizionalmente sanno che c’è  differenza tra informazione e illuminazione, e che si può sapere in modi diversi. Noi possiamo attingere e manipolare informazioni, alla maniera della nostra “cultura trasportabile” che viaggia per libri e Internet, e organizzare tali informazioni al punto da scrivere libri e tenere conferenze su questo, ma non aver per nulla realizzato ciò a cui tali informazioni si riferiscono. […] L’illuminazione è la presa di coscienza profonda ed irreversibile, in un momento preciso e databile, eccezionalmente intenso, che stiamo esistendo invece che no, invece che niente, che quell’invece connota un divario incolmabile e che il mistero è irriducibile, intrinseco e irrisolvibile.

Noi siamo mistero, e lo saremo per sempre: siamo fatti di prodigio, siamo fatti di miracolo, siamo fatti di qualcosa che  non può stare succedendo […]

(articolo autorizzato alla pubblicazione dal Maestro

e per divulgazione gratuita)

Tratto da: I temi fondamentali della meditazione, Franco Bertossa, Ed. Centro Studi Asia, 2003, pag.7-8

***

Franco Bertossa: Nato in Istria nel 1954, pratica lo Yoga e le arti marziali dal 1973, è 7° Dan della scuola Yuishinkai fondata dal Maestro Maruyama Koretoshi, che fu allievo diretto di Ueshiba Morihei. Nel 1979 partì per il primo di una serie di viaggi al Monte Athos, in Grecia, la penisola sacra della tradizione cristiano-ortodossa, abitata da monaci ed eremiti. Tra il 1980 e il 1983 viaggiò per l’India ebbe modo di vedere e di ascoltare Shri Krishnamurti a Madras, Ma Ananda Moy a Benares, Swami Chidananda a Rishikesh, Osho Rajneesh a Poona, Shri Narahari Nath a Katmandu, Padre Bede Grifith a Shantivanam, alcuni degli ultimi discepoli viventi di Ramana Maharshi, a cui s’ispira, a Tiruvannamalai, nel sud India.
Si è interessato allo zen praticandolo con diversi maestri e conoscendo personalmente il conte Karlfried von Durckheim, pioniere dello zen in Europa. Pratica le arti marziali dal 1973 ed in particolare, dal 1980, il Ki-Aikido che ha introdotto in Bologna. E’ stato tra gli allievi più stretti di Gérard Blitz, secondo il cui metodo tuttora insegna lo Yoga.

Link: Bibliografia del Maestro Franco BertossaAssociazione ASIA

Il Maestro Franco Bertossa…ultima modifica: 2009-08-14T04:02:00+00:00da loresansav1
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2 pensieri su “Il Maestro Franco Bertossa…

  1. Io credo di aver sofferto molto prima di arrivare a voler cercare senza sosta me stesso e il mio rapporto con l’universo.non voglio smettere di leggere libri perchè ne sento il bisogno ma confermo in accordo con franco bertossa che la coscienza che si risveglia anche solo per pochi minuti come mi è successo 15 anni fa all’età di 25 anni ha lasciato in me la certezza che la beatitudine suprema è conservata bene dentro di noi;la vita ci impone di trovare la chiave

  2. Caro Roberto, mi emoziona ogni volta il sentire testimonianze di risveglio: eventi in questo mondo, ma non di questo mondo. Trovarne la chiave è la sola cosa che valga. Un inchino, Franco Bertossa

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